Walter Sordi su Ciavardini: «Ne ha combinate di tutti i colori»

Le parole del collaboratore di giustizia su Luigi Ciavardini

«Si può dire che abbiamo iniziato insieme la nostra militanza politica visto che il quartiere mio era abbastanza particolare in quanto di militanti di destra ce n’erano molto pochi. Praticamente eravamo io, Belsito e Ciavardini particolarmente impegnati.»

«Ciavardini era uno che faceva le azioni e poi le raccontava a tutti quanti, soprattutto alle donne. Tutto quello che faceva lo andava a raccontare alle donne e a noi tutto questo non è che andasse molto giù. All’attentato al Giulio Cesare ad esempio si portò addirittura il pubblico, gli spettatori. Lì nacquero dei dissidi tra i Nar e Ciavardini perché lui era uno che aveva raccontato alla Venditti, aveva raccontato alla Livia, aveva raccontato a quell’altra lì, Giordana, che era pure figlia di un poliziotto… quindi c’erano ottimi motivi per cui non ci fosse una grossa fiducia nei confronti di Ciavardini.

«L’ORGANIZZAZIONE NON ERA UNA AGENZIA MATRIMONIALE»

Ciavardini e Sordi (nel riquadro)

«La goccia che ha fatto traboccare il vaso, come al solito per via di donne, la storia della patente. Lui doveva stare dentro casa, aveva la patente di Amedeo De Francisci che era fratello di Gabriele De Francisci, uno sicuramente dell’ambiente nostro. Gli dissero: “Tu non la devi usare, la devi dare soltanto a un vigile urbano se viene dentro casa”. Lui ha preso una macchina rubata con quella patente per andarsi a incontrare con una delle sue donne e ha fatto un incidente, poi ha picchiato a uno… insomma, ne ha combinate di tutti i colori. Quella è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso perché in quel periodo si pensava di essere un’organizzazione e non un’agenzia matrimoniale.»

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