
Oltremare, storia di un’agenzia
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Tra giornalismo e apparati, l’agenzia Oltremare emerge negli anni Sessanta e Settanta come crocevia opaco di relazioni, informazioni e influenze. Un nodo discreto ma decisivo, al confine tra stampa, SID e reti internazionali
In una famosa inchiesta sui giornalisti vicini ai servizi segreti, pubblicata da Lino Jannuzzi, sul Tempo, nel settembre 1976, si dava la descrizione di una misteriosa e semisconosciuta agenzia d’informazione, la Oltremare:
Agenzia giornalistica che è stata fino al 1974 (quando fu travolta dal crollo di Miceli) punto di raccolta fondamentale tra il SID, i giornalisti fascisti, e i servizi segreti stranieri, soprattutto quello tedesco e quello portoghese (Aginter Press-Pide). Animatore e capofila della banda è stato sempre il giornalista Giorgio Torchia, che è stato anche (ed è) redattore del quotidiano di Roma «Il Tempo».
Le parole, molto forti, nascondevano un sottotesto di verità. Jannuzzi, infatti, era riuscito a sintetizzare efficacemente una storia che si inserisce nell’ambiente paludoso della stampa negli anni Sessanta e Settanta. Un’epoca in cui giornali e giornalisti potevano veicolare informazioni da una parte all’altra del mondo grazie a quella rete di contatti che si crea naturalmente facendo un lavoro così affascinante, ma così suscettibile alle influenze esterne. In Oltremare tutto ciò si vede con enorme chiarezza.
I CONTENUTI DELLA AGENZIA «OLTREMARE»

Avere in mano delle copie di questa agenzia d’informazione è impresa ardua. Ne sono rimaste pochissime, nella disponibilità degli studiosi, ma alcuni «quaderni di documentazione», pubblicazioni speciali di Oltremare, sono presenti nell’archivio dell’Istituto Parri di Milano. Tuttavia, abbiamo potuto mettere mano solo sui numeri del 3 giugno e 15 ottobre 1968, dell’8 gennaio, 8 marzo e 15 aprile 1969 e del 31 gennaio 1971.
L’autorizzazione a stampare Oltremare da parte del Tribunale di Roma risale all’8 marzo 1962, una data che può essere assunta come quella di fondazione. Vengono evidenziate, per aumentare la credibilità dell’agenzia, corrispondenze da città di tutto il mondo: Bruxelles, Parigi, Londra, Madrid, Lisbona, Bonn, Algeri, Tunisi, Tripoli, Mogadiscio, Asmara, Leopoldville, Salisbury, Città del Capo, Laurenco Marques, Beirut, New York, Città del Messico, San Paolo, Buenos Aires, Tokyo, Taipei e Hong Kong. Poi, in copie successive, si sono aggiunte Vientiane, Saigon e Bangkok. Il numero del 15 ottobre 1968 è indicativo di quali sono i contenuti di Oltremare. Il quaderno è dedicato alla fornitura di armi e al mercato dei cannoni. Nell’introduzione si legge che era la quarta «puntata» di uno studio sulla politica degli armamenti, con particolare riferimento alla politica estera italiana. Quest’ultima, secondo i collaboratori di Oltremare, di cui si leggono le sole firme di Torchia e Gino Agnese, doveva essere più autonoma sfruttando la pluralità dei rapporti internazionali. Negli articoli si legge un esame approfondito della compravendita di armi che si instaurava sull’asse Bonn-Parigi-Madrid-Lisbona. In pratica, le aziende franco-tedesche vendevano ingenti quantità di armamenti ai regimi di destra di Francisco Franco e Antonio Olivera de Salazar. Il livello di analisi era decisamente profondo tant’è che sono presenti pezzi ultra-specifici sui rapporti, sempre nel campo delle armi, tra Austria e Svezia. Ma Oltremare, in aggiunta all’agenzia vera e propria di fogli ciclostilati, preparava numeri speciali su tematiche precise. Si possono evidenziare tre esempi: i quaderni sulla guerra rivoluzionaria, tema su cui Torchia era particolarmente ferrato visto che partecipò al famoso convegno al Parco dei Principi, i quaderni di documentazione su molteplici argomenti e focus sulla Cina continentale.
Si parlava con attenzione della guerriglia comunista, con particolare riferimento alla situazione nelle Filippine. Nell’arcipelago asiatico il governo stava combattendo gli Huks. Il movimento di ideologia comunista era nato nella Seconda guerra mondiale per fronteggiare l’occupazione giapponese, ma andò avanti con le operazioni belliche anche dopo la fine del conflitto, fino al 1965 quando fu definitivamente schiacciato. Il nemico era il governo di Manila, filoccidentale e autoritario. Su Oltremare compariva un articolo di Jesus M. Vargas, studioso filippino di materie militari, che aveva creato una sorta di vademecum su come combattere la guerriglia partendo proprio dall’esperienza filippina, un successo per le forze occidentali. I contributi di autori esteri erano numerosi. Lo statunitense Robert Ross Smith aveva approfondito la rivolta Huks e, in particolar modo, il ruolo di Ramon Magsaysay, ex presidente delle Filippine salito al potere grazie all’appoggio di Washington. Ross Smith si concentrava sugli aspetti di guerra psicologica e sulle tattiche non ortodosse usate dalle forze regolari filippine per battere i guerriglieri comunisti.
Oltremare aveva dedicato una serie di numeri al conflitto russo-cinese per i confini. In questo contesto emerge in maniera chiara e netta il sentimento anticomunista dei giornalisti dell’agenzia. Sottolineare la frattura tra i due Paesi leader del marxismo mondiale era un modo per mostrare i limiti di quel sistema. Oltremare si soffermava, nei suoi numeri speciali sulla Cina contemporanea, sugli aspetti militari e strategici di questa guerra a bassa intensità. Venivano inserite cartine dettagliate e ospitate traduzioni di articoli scritti da autori stranieri tra cui un Bourgeois, firma della rivista francese Revue de Defense Nationale. Da evidenziare che Oltremare si dimostrava molto ben informata sul conflitto russo-cinese con mappe dove si vedono le postazioni dei rispettivi eserciti e il numero dei soldati schierati.
Sempre di chiara impronta anticomunista, i giornalisti dell’agenzia romana scrivevano delle conquiste coloniali di Mosca con una lunga digressione storica che partiva dalla costruzione del Cremlino nel 1367. Un altro «allegato» dava spazio a coloro che avevano combattuto contro l’imperialismo sovietico. Oltremare parlava di 40 milioni di morti causati dal colonialismo bolscevico tra il 1919 e la fine degli anni Sessanta. Erano i numeri di un’oppressione delle nazionalità totale e sanguinosa, ma che dimenticava deliberatamente l’espansione verso Est dell’impero zarista.
Nel numero del 31 gennaio 1971 i giornalisti dell’agenzia si concentravano sulla guerra del Vietnam e, in particolar modo, sulla «struttura terroristica dei Vietcong». L’articolo si basava su uno studio di Douglas Pike, uno storico. Anche in tal caso la posizione assunta da Oltremare, per il tramite di Pike, è fortemente anticomunista.
Leggendo i titoli dei quaderni di documentazione dell’agenzia si nota una forte predisposizione verso i regimi di destra e una certa attenzione per alcuni temi: la guerriglia, specificatamente nei suoi aspetti psicologici, il pensiero militare-strategico, il contenimento del comunismo, la geopolitica declinata soprattutto nel commercio delle armi, l’universo delle forze armate di tutto il globo e il cosiddetto terzo mondo.
Si sottolinea, dal punto di vista stilistico, un certo cambiamento a partire dai numeri del 1968. L’impaginazione risulta più elegante e la qualità della stampa maggiore rispetto alle copie antecedenti quella data. Gli approfondimenti analizzati avevano una periodicità aleatoria ma, di solito, uscivano praticamente due volte al mese.
LA FIGURA CRUCIALE: GIORGIO TORCHIA

È sempre Jannuzzi a dare lo spunto per analizzare la figura di riferimento all’interno di Oltremare, Giorgio Torchia:
Giornalista professionista, redattore del quotidiano «Il Tempo», è l’animatore e il capofila della banda di «Oltremare», il principale corrispondente in Italia dei servizi portoghesi (Aginter Press) lo spione preferito e privilegiato nei finanziamenti da Miceli.
Tirato in causa nel corso del processo di diffamazione contro Jannuzzi, Torchia si difese davanti ai giudici spiegando come funzionava Oltremare. L’agenzia fu creata nel 1962, anni prima rispetto alla nascita dei suoi rapporti con lo Stato maggiore dell’esercito italiano. Alla fondazione di Oltremare collaborò Gino Agnesi. Gli argomenti principali erano evidenziati da Torchia stesso:
Lo scopo dell’Agenzia era quello di sensibilizzare attraverso un bollettino periodico, di ogni settimana, tutti coloro che erano o volevano essere interessati a problemi internazionali e a strategie militari e in particolare al processo, allora in corso, di decolonizzazione.
Approfondire le questioni militari e la situazione del terzo mondo, in un momento complesso come quello in cui nacque Oltremare, erano operazioni delicate che richiedevano una vasta rete di contatti e fondi non indifferenti. Torchia e i suoi arrivarono, con il tempo, a poter contare su entrambi gli elementi. Ma all’inizio non era così. Il direttore dell’agenzia ricordava gli albori dell’esperienza, in cui Oltremare si limitava a essere un foglio ciclostilato da mille tirature giornaliere. Il tutto era fatto a basso costo. Seppur limitati, i numeri, come spesso capita alle pubblicazioni di questo tipo, arrivavano alle persone giuste: giornalisti, altre agenzie, deputati, senatori, membri della Commissione Difesa e ministri vari. Si aveva ovviamente la possibilità di fare abbonamenti.
Torchia raccontò perfino su quali fonti si poteva contare: giornalisti e agenzie d’informazione con cui si entrava in contatto durante i viaggi all’estero. Lui stesso sviluppava questi legami e li metteva a frutto al momento giusto, chiedendo quali fossero le notizie d’interesse. L’altro filone erano le pubblicazioni di ogni tipo, attenzionate e raccolte da Torchia e dai suoi collaboratori.
La redazione, tuttavia, aveva una struttura flessibile. La gran parte del lavoro era fatto da Torchia e Agnesi poi c’erano anche collaboratori esterni. Tra i più famosi Guido Giannettini, implicato nell’estrema destra e nella strage di Piazza Fontana, e Carlo De Risio. La sua figura è peculiare perché egli, secondo la testimonianza che fece all’ordine dei giornalisti laziale dopo l’inchiesta sui giornalisti-spia di Jannuzzi, fu l’unico a rifiutare il compenso che gli venne prospettato da Eugenio Henke, capo del SID, e dal suo sottoposto, il colonnello Viola.
Torchia, nel corso della sua deposizione, confermò di aver conosciuto il generale Giuseppe Aloia e ammise anche di aver ricevuto un compenso dall’Ufficio R del SID, circostanza acclarata e su cui ci si concentrerà in un secondo momento. Ma il direttore di Oltremare aggiunse di aver interrotto ogni rapporto con i servizi segreti nel 1974, anno in cui scoppia il caso Giannettini.
Torchia, quindi, confessava di aver ricevuto un compenso dall’intelligence e di sapere di legami tra giornalisti e servizi ma si difende:
L’Agenzia Oltremare non può essere confusa con altre che purtroppo esistevano aventi scopi ricattatori e di disinformazione…
Il riferimento, nemmeno troppo velato, era ad agenzie come l’Osservatore Politico di Mino Pecorelli, l’AIPE o la Montecitorio di Lando Dell’Amico. Ma se su queste pubblicazioni c’era solo il sospetto, per quanto fondato, che fossero finanziate dai servizi, per Oltremare c’è la certezza. E allora sorge un quesito: perché l’Ufficio R concedeva dei fondi a un’oscura agenzia romana da mille tirature?
I SERVIZI FINANZIANO. «OLTREMARE» COLLABORA

L’agenzia intratteneva rapporti con tutta una serie di ambasciate a Roma: Iran, Vietnam del Sud, Libia, ma solo fino a quando era un regno, Somalia, Ghana, USA, Filippine, Sud Corea, Taiwan, Sud Africa, Israele, Thailandia, Argentina, Brasile, Australia, Spagna, Portogallo, Malta, Turchia, Arabia Saudita e Pakistan. La stragrande maggioranza di queste nazioni aveva un governo autoritario di destra. Molte delle relative ambasciate sottoscrivevano abbonamenti per Oltremare o finanziavano direttamente numeri speciali. Si prendano in esame due esempi di approfondimento: quello sulle guerre indopakistane e quello relativo ai diversi aspetti della Libia di re Idris.
Con gli USA il rapporto era molto stretto e mediato da due amici di Torchia: George Wynne e Harold Schneichman, direttori della branca italiana dell’USIS, lo United States Information Service. A testimonianza dei legami forti con Washington c’è anche il fatto che Oltremare avesse l’esclusiva sulla pubblicazione italiana di Current Scene, periodico specializzato sulla Cina comunista, da posizione molto critica, e pubblicato direttamente dal Dipartimento di Stato. Oltremare, inoltre, si era concentrato in più di un’occasione sul Vietnam dove Torchia andò diverse volte. Su incarico dell’USIS, inoltre, la dirigenza di Oltremare organizzava due viaggi di studio e formazione a Bruxelles, dalla Commissione Europea e dalla NATO. A questi appuntamenti partecipavano, secondo la testimonianza di Torchia, giornalisti di destra e sinistra.
Il fatto che Oltremare venisse pagata direttamente dall’Ufficio R del SID è assodato e storicamente accertato. Ciò avveniva, almeno in un primo momento, in accordo con il capo di Stato maggiore della Difesa Giuseppe Aloia. È verificato anche che Torchia, infatti, collaborasse con lui. Gli stessi membri dei servizi segreti testimoniano l’importanza di Oltremare dovuta, in primis, a una vasta rete di contatti presente in molteplici Nazioni. Torchia, come già accennato, poteva contare su giornalisti che andavano all’estero o risiedevano lì. Questi ultimi erano in grado di procacciare notizie nell’interesse dell’Ufficio R, che si occupava appunto di tematiche internazionali.
Per scavare ancora di più su questo tema si possono leggere le varie testimonianze dei direttori dell’Ufficio R, tutte raccolte durante il già citato processo contro il giornalista Jannuzzi. Pasquale Di Marco, a capo di quel comparto dall’ottobre 1966 allo stesso mese del 1969, diceva che aveva rapporti con Torchia. Di Marco aggiungeva altri elementi: non conosceva i collaboratori di Oltremare, ma sapeva che dei giornalisti andavano all’estero in Paesi interessanti per l’Ufficio R. Al termine di tali viaggi, Torchia stilava delle relazioni che mandava all’intelligence. Bernardo De Bernardi, successore di Di Marco, confermava il tutto così come Fausto Fortunato, alla guida dell’Ufficio R dal 1971 al 1974. A volte, tuttavia, erano proprio i membri dei servizi a indicare ai giornalisti dove dirigersi. Rimane il fatto che Oltremare era ben addentro al mondo dell’intelligence e non solo. Filippo Stefani dello Stato maggiore dell’esercito citava, tra i giornalisti remunerati dal suo ufficio, Torchia, Agnesi e qualche altro.
Giovan Battista Minerva, gestore dei fondi ordinari e riservati di SIFAR e SID dal 1963 al 1975, affermava che Torchia era a libro paga ancora a metà anni Settanta quando lui stava per lasciare il servizio. Ciò è in contraddizione con le dichiarazioni del giornalista che fissano la fine del rapporto con l’intelligence al 1974, un anno prima dell’addio di Minerva. Misteri non risolvibili anche se bisogna chiedersi perché l’ufficiale dei servizi avrebbe dovuto mentire su questo specifico punto.
Oltremare, quindi, era destinatario di un contributo mensile e, all’interno dell’archivio dei servizi segreti, erano presenti, almeno a metà degli anni Settanta, i fascicoli informativi dei giornalisti e di Torchia, spesso firmati da uno pseudonimo.
I LEGAMI CON IL PORTOGALLO

Oltremare aveva un legame particolare con il Portogallo e con l’agenzia Aginter Press, una centrale del neofascismo europeo connessa con formazioni terroristiche. L’organizzazione fu fondata nel settembre del 1966 da un gruppo di francesi che viveva in Portogallo. Alcuni esponenti dell’Aginter Press, le cui operazioni in tutta Europa sono ancora da chiarificare, erano attivi anche nella società segreta Ordre et Tradition.
La scoperta della presenza di italiani negli archivi dell’Aginter Press- PIDE, la polizia segreta lusitana, fu fatta da alcuni giornalisti de L’Europeo che ebbero la possibilità di visionare quella documentazione, creata in molti anni di attività. Tra questi dossier c’erano anche diverse schede su Giorgio Torchia. Da esse è possibile trarre interessanti informazioni sul direttore di Oltremare. Le schede si possono analizzare grazie all’archivio Flamigni. Nel dossier di Torchia si può notare un refuso piuttosto particolare dato che il suo nome viene scritto con due «c». Il primo dato che emerge è il ruolo di Giano Accame, facilitatore dei contatti tra Torchia e l’Aginter Press per il tramite di Jean Brune, ritenuto vicino alla CIA, e Humberto Mazzoti.
L’appunto evidenzia la possibilità di creare una collaborazione tra Oltremare e l’Aginter Press, soprattutto incentrata sulla raccolta di informazione in Americhe, Sudafrica ed Estremo Oriente. Tra i risultati ottenuti dal primo contatto Torchia-Aginter Press-servizi segreti portoghesi c’è proprio la promessa di approfondire l’accordo. Ma la parte più degna di analisi è quella dedicata specificatamente a Torchia. Tra le sue caratteristiche personali si legge che è «un fascista e antisemita convinto» e un «tipo molto italiano, volubile e permaloso».
Gli incontri tra il giornalista italiano e l’Aginter Press si tennero nel dicembre del 1966 e gli animatori dell’agenzia informativa/organizzazione terroristica si dimostrano ben informati su Torchia. Viene descritto come legatissimo all’ambasciata statunitense e in grado di poter contare su contatti e punti di riferimento in tutto il mondo. Egli, infatti, ha compiuto molti viaggi in Africa e in Estremo Oriente, spesso accompagnato da Accame. I franco-portoghesi scrivono che Torchia apparteneva più o meno direttamente ai servizi segreti dell’esercito italiano. Dal punto di vista politico, si segnala che il direttore di Oltremare non è più un membro del Movimento Sociale Italiano.
Su Torchia c’è un’altra scheda dell’Aginter Press, formata proprio dopo i primi incontri. Tra i risultati ottenuti c’è un accordo scritto tra l’agenzia para terroristica franco-portoghese e Oltremare. Il dossier viene ulteriormente approfondito: si parla di sussidi dell’ambasciata USA e delle forze armate italiane a Torchia e la sua creatura giornalistica. Gino Agnesi, anch’egli schedato, e Guido Giannettini sono segnalati tra i collaboratori. Torchia e Oltremare sono immersi in un «ambiente fascista» che ha contatti profondi con il Vietnam del Sud e la Cina nazionalista, cioè Taiwan. L’Aginter Press era molto ben informata tant’è che annota un incontro tra il giornalista italiano e un agente della CIA a Roma. La scheda si chiude con una considerazione molto particolare, degna di nota: Oltremare servì a Torchia «per aprire delle porte» in Italia essendo distribuita strategicamente su tutto il territorio nazionale. Frase criptica che mostra il ruolo oscuro di questo peculiare prodotto giornalistico.
TORCHIA SI DIFENDE. UN’AGENZIA PARTICOLARE
Sui rapporti Oltremare-Aginter Press-Portogallo salazarista la questione è cruciale. Proprio per questo, la difesa di Torchia fu serrata. Egli presentò ai giudici del processo Jannuzzi una memoria dove cercò di respingere le accuse affermando che il suo innocente legame con le autorità portoghesi risaliva al 1962. Torchia, infatti, fu invitato in Angola, dove si stava lottando per l’indipendenza, e in Mozambico dove rischiò la vita per una peritonite. Dopo che i medici lusitani lo salvarono, Torchia tornò in Italia e approfondì il primo approccio con Lisbona. Inizia così, come viene spiegato dal direttore di Oltremare, la collaborazione tra l’ambasciata del Portogallo a Roma e l’agenzia. Torchia prosegue nel suo racconto spiegando che nel 1966 Accame gli presentò Yves Guerin-Serac, comandante dell’OAS, l’organizzazione che combatteva contro gli indipendentisti algerini, fondatore dell’Aginter Press e collaboratore dei regimi franchista e salazarista. Non si sa con certezza se le parole di Torchia siano vere. Alcune informazioni raccolte in quei tempi dai giornalisti italiani affermavano che il direttore di Oltremare aveva conosciuto Guerin-Serac qualche tempo prima del 1966. Ricompare, tuttavia, la figura di Jean Brune, collante tra gli ambienti italiani e l’Aginter Press. Con quest’ultima, secondo la memoria di Torchia, c’era una «generica cooperazione» mentre la collaborazione con il governo portoghese si concentrava solo su temi specifici. La difesa di Torchia si concludeva con un attacco a L’Europeo sulle schede dell’Aginter Press, definite una montatura contraria alla deontologia professionale.
La dimensione estera di Oltremare, la chiara vicinanza alla destra fascista, come testimonia la collaborazione con Giannettini e con altri giornalisti di destra, e la diretta sovvenzione da parte dell’Ufficio R del SID sono caratteristiche estremamente peculiari che rendono la storia di questa agenzia un unicum nel panorama giornalistico italiano di quegli anni. Il fatto che Oltremare collaborasse anche con l’intelligence portoghese e con una centrale sovversiva fascista straniera è un ulteriore peculiarità. Ricostruire la sua storia, rimasta nell’ombra dopo i sommovimenti all’interno dei servizi segreti italiani e il crollo del regime salazarista del Portogallo, può aiutare a comprendere meglio le storture di quegli anni dove stampa e intelligence si intrecciavano con conseguenze nefaste per la creazione di un dibattito pubblico sano.
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