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Violenze ai «baroni». Il sequestro di Pietro Trimarchi

Redazione Spazio70

«Non sapevo se ridere o darmi dei pugni in testa per cercare di intuire una logica qualsiasi nella situazione. Era tutto molto assurdo»

L’11 marzo 1969 è una data simbolo nella vita di Pietro Trimarchi, ordinario di Istituzioni di diritto privato presso la Statale di Milano. Sono le 10 quando il professore esamina alcuni allievi: tra loro c’è Marco Orefice, 23 anni, studente del terzo anno, che si accorge ben presto di non essere sufficientemente preparato. Dopo essersi ritirato, Orefice domanda la restituzione del libretto ma il docente non acconsente alla richiesta. Alla scena assistono alcuni universitari che subito provvedono a bloccare l’aula, pretendendo che il professore ritorni sulle sue decisioni: «Se non restituirà il libretto», minacciano gli studenti, «non la lasceremo uscire dall’aula. Siamo disposti ad istituire turni di guardia».

«COMPRAVANO PANINI E ME NE OFFRIVANO IRONICAMENTE»


Una azione, quella contro Trimarchi, già preannunciata da un volantino distribuito dal collettivo di giurisprudenza: «Oggi, 11 marzo, ore 11,30, nell’aula 208 si terranno gli esami di Istituzione di diritto privato», si legge nel testo, «tutti gli studenti conoscono e dovrebbero conoscere la sorprendente carriera universitaria del professor Trimarchi e anche i suoi atteggiamenti didattici. Per convincerlo è richiesta grande partecipazione». Il riferimento è al fatto che Trimarchi sia figlio del presidente della Corte d’Appello di Milano.

Quando il professore sente crescere la pressione attorno a sé, reagisce sospendendo gli esami: fa per uscire, ma viene bloccato da uno dei giovani contestatori. L’atmosfera è incandescente e dieci universitari – aderenti alla Confederazione studentesca, un’associazione apartitica di moderati – si posizionano davanti al professore per farlo uscire da una delle tre porte dell’aula non ancora picchettata: a bloccarli intervengono però i ben più numerosi studenti del Movimento ed è a questo punto che uno dei difensori di Trimarchi riesce ad avvertire la polizia sul sequestro del professore.

Sono ormai le 13,30 quando alla Statale, e nei pressi dell’aula 208, quella in cui è tenuto segregato Trimarchi, giungono il primo Presidente della Corte d’Appello, il Procuratore capo della Repubblica e funzionari dell’Ufficio politico della Questura.

Passate le 16, dopo vari tentativi infruttuosi, interviene la Polizia.
Davanti all’aula magna un gruppo di fanatici sfoga la propria ira contro un fotografo del «Corsera», Giuseppe Benzi, che viene sospinto contro il muro e malmenato. Nel cortile i contestatori passano di nuovo all’attacco: la tattica è quella di isolare gli agenti e strappar loro il berretto con l’intento di distrarli.

«Compravano panini e me ne offrivano ironicamente», dirà Trimarchi alla stampa, «lanciandomi anche qualche parolaccia, per farmi sentire il peso della loro superiorità fisica». «Verso le 15 sono arrivati molti altri, più di duecento», prosegue il professore, «le ragazze, nel complesso, non erano meno di cento. Quando sono entrati gli agenti hanno spinto fuori i primi studenti che urlavano “Fascisti!’”. Un giovane ha tentato di sbarrarmi la strada. L’ho spinto da parte e si è levato subito un coro che si può sintetizzare nel concetto: “Vigliacco, prima tremavi e adesso che i mitra ti proteggono fai il gradasso”. Non sapevo se ridere o darmi dei pugni in testa per cercare di intuire una logica qualsiasi nella situazione. Era tutto molto assurdo».

UNO SPOSTAMENTO DEI RAPPORTI DI FORZA


Non poche le richieste immediate che vengono avanzate dagli studenti: sedute di esami ogni settimana (con possibilità di ripetere quelli falliti a distanza di sette giorni), diritto di rifiutare il voto (sia positivo che negativo), possibilità di concordare il programma di esame con il professore che a questo scopo deve tenersi a disposizione degli studenti tutti i giorni feriali e al mattino della domenica.

Mario Capanna viene incriminato, assieme agli altri rappresentanti di punta del Movimento studentesco, per sequestro di persona: tutti gli studenti godranno però di un collegio difensivo particolarmente qualificato nel quale spicca anche il deputato comunista Alberto Malagugini.

La sentenza sarà insolitamente clemente: meno di un anno di reclusione per tutti gli imputati, con l’appello che porterà a una ulteriore riduzione delle condanne.

Il sequestro Trimarchi viene percepito nell’ambiente universitario come un monito verso gli altri docenti e determinerà uno spostamento dei rapporti di forza a favore degli studenti nella dialettica con il corpo docente: gran parte dei professori, anche di quelli considerati «reazionari», preferirà il quieto vivere nel timore di scontri fisici con gli studenti.

Una maggiore duttilità dei docenti, di cui parla anche Mario Capanna nel suo libro di ricordi «Formidabili quegli anni» che si realizza nella pratica degli esami di gruppo, nelle promozioni obbligatorie, nella rinuncia a criteri quali la selezione e la meritocrazia.

Paradigmatica, in tal senso, la vicenda della facoltà di Architettura a Roma con la pratica del «voto politico».