Lo spirito dei tempi attraverso i grandi mezzi di comunicazione. Personaggi famosi e perfetti sconosciuti. Il messaggio pubblicitario politicamente «scorretto»

-
Automobile radiocomandata «Reel 45» (1976).
Fondata nel 1968 in provincia di Reggio Emilia, la RE-EL (Reggiana-Elettronica) fu una delle prime ditte in Europa a produrre giocattoli radiocomandati su scala industriale -
Problemi di alito? c’è «Super Colgate» (1974) -
Manifesto pubblicitario per la Fiat 128 Coupé (1972) -
Una trattoria alla Bovisa, via Cosenz.
Milano, 1970.
(Grazie a «Milano scomparsa o quasi», account Instagram) -
Il nostro iscritto Walter Fabbri (il più piccolo nella foto) con madre, fratello e sorella.
Piazza Rossa, 1975 -
Gigi Riva in mezzo ai minatori del Sulcis. Primi anni Settanta -
Silvio Berlusconi, in una foto pubblicata sul settimanale «Oggi». Fine anni Settanta -
Roma, 1967. Giuliano Ferrara canta da corista nell’opera rock «Then an Alley» -
Torino, piazza Vittoria, il 30 maggio 1979. Il settantasettenne Michelangelo Naccari spara, con una Beretta 6,35, contro un gruppo di ragazzi che gli avevano dato del fascista: «Voi non avete rispetto! Io ho fatto la Resistenza! Io ho combattuto per questo Paese e voi lo state rovinando!». Franco Francone, 17 anni, apprendista barman, viene raggiunto dal proiettile ad una spalla. «Stavamo scherzando, eravamo un gruppo di ragazzi. A un certo punto è arrivato Michelangelo Naccari. Lo conosciamo da tempo, a volte si mette a suonare la chitarra. Ci ha detto che disturbavamo, che eravamo degli scioperati. Noi lo abbiamo preso in giro. Era un gioco, anche quello, per combattere la noia» -
«Vidal prepara ai grandi incontri. Mettila KO».
Pubblicità politicamente scorrette: «Quattroruote», maggio 1970 -
Pubblicità Alfasud, Panorama 26 aprile 1973 -
Anni Settanta: Maurizio Merli durante una partitella amichevole tra attori -
“Nessuno si offenderà se scrivo che la Mach III era la più insidiosa maxi di quegli anni: bastava lasciarsi prendere un po’ la mano e si trasformava in un emozionante taxi per il traumatologico. […] Una volta avevo caricato un’amica con in spalla uno zaino da campeggio: dovetti fare duecento chilometri seduto praticamente sul serbatoio per evitare il decollo. Sul misto stretto, certo, era divertente, ma che cosa non ci divertiva a vent’anni?”
– Adalberto Falletta, da Sogno e Realtà, Motociclismo d’Epoca -
Pubblicità Malaguti. Da una rivista del 1977 -
Pubblicità «ERR giocattoli» (1969) -
Cinevisor Mupi. Correva l’anno 1976 -
127 SPORT: 70 CAVALLI IN SPLENDIDA FORMA
(da una rivista del 1978)
«127 Sport: 70 cavalli in 1050 cm³ di motore per 160 km/h e chilometro da fermo in 35 secondi netti. E tutto questo sotto il cofano del più razionale, abitabile e collaudato corpo-vettura: quello dell’automobile più diffusa in Europa. […] 127 Sport è un’auto che unisce lo spirito di competizione e il gusto del comfort al più ragionevole senso del risparmio». -
«Il giocattolo di moda in questo momento? E’ senz’altro la serie dei robot e dei giochi spaziali. Pare che i bambini non si interessino più di altro e che le uniche cose in grado di entusiasmarli siano i pupazzi di plastica di Jeeg Robot, di Goldrake e ora Daitarn 3. Il bombardamento televisivo ha avuto la meglio sui giochi tradizionali, i trenini, gli aeroplani o i fortini. Noi abbiamo dovuto adeguarci alla domanda di mercato, e le assicuro – spesso malvolentieri. Ci rendiamo benissimo conto quanto questi giochi siano scarsamente fantasiosi e creativi, e come la suggestione di certi cartoni animati spaziali restringano l’universo umano e psicologico dei bambini. I piccoli finiscono per proiettare nella vita e nel gioco ciò che vedono sullo schermo. Il mondo viene diviso in buoni e cattivi, le sfumature vengono eliminate e la dinamica dei giochi si limita alla riproduzione di certi gesti e episodi stereotipi».
—
__________________________
__
Tratto da: Fiona Diwan, «Un bel viaggio tra le stelle in compagnia di Jeeg Robot» – Corriere d’informazione, 4 ottobre 1980. -
«La mia passione per il calcio e per il Toro è un amore di gioventù. Siccome sono coerente con tutte le mie scelte sono rimasto un supertifoso granata. Due sono i ruoli che mi fanno impazzire: il portiere, perché sulle sue spalle ricade la responsabilità dell’ultimo salvataggio, e il centravanti, perché ha il fascino di colui che per definizione deve fare i gol, anche se poi non li fa. Ma per quello che sono nella vita, forse l’allenatore è il ruolo che mi calza di più»
Bettino Craxi -
SIMCA 1000: È PICCOLA, È GRANDE, È BELLA E TI FA ANDARE LONTANO CON POCO
È piccola: maneggevole, va dappertutto, e trovi sempre un parcheggio per lei. Eppure è grande: 4 portiere per un accesso comodo. Sedili larghi, confortevoli, molleggiati. Ed è bella: osserva la cura messa nei colori, che armonizzano con la carrozzeria. Ma non è soltanto bella, se consideri le sue caratteristiche: 4 ruote indipendenti, raggio di sterzata ridotto (solo 4,72 metri), 4 marce sincronizzate (cambio licenza Porche), freni anteriori a disco su modelli 1000 GLS e Special. Tutto questo, in una vettura ormai famosa per la sua economicità. 300 Concessionari e 700 Punti Assistenza in Italia.
Simca 1000, da lire 1.049.000
(I.V.A. compresa. Franco sede Concessionari)
salvo variazioni della Casa.
_________________
Pubblicità da una rivista del 1974 -
«È difficile resistere al fascino della Giulia. Ha conquistato il mondo, ha creato una moda. Ha sempre un’accelerata fulminea in riserva, un’incredibile bravura in frenata. A velocità di crociera è una macchina tranquilla, diresti che il motore è al minimo. C’è il perché: sta viaggiando al 50% delle sue possibilità. La sua sicurezza è nella sua potenza. La serenità che Giulia infonde a chi guida e a chi viaggia: anche questo è conforto, come la stabilità, i sedili comodi, le finiture di lusso e il baule da grandi viaggi».
Giulia: da lire 1.245.000
(ritaglio da una rivista del 1968). -
«”Andrò anch’io lì un paio di giorni per vedere come vanno le cose: infatti, il buon giorno si vede dal mattino. Comunque, non ci sono dubbi sul fatto che questa Roma di Giagnoni ha tutte le carte in regola per interpretare un film indimenticabile dalla prima all’ultima giornata della prossima stagione”.
Lilli Carati, timidamente, si presenta con poche battute. È semplice, fresca, non usa trucco, sembra una liceale che andando a scuola dalle parti del Circo Massimo abbia cominciato improvvisamente ad interessarsi di calcio, quasi innamorandosene».
Da: «Guerin Sportivo» n°38 2/8 agosto 1978 -
«Un fenomeno preoccupante: la gente si arma».
L’Europeo, n°52 – 24 dicembre 1976 -
«VOGLIAMO RISOLVERE I PROBLEMI DEL MONDO? VIA LE P38 E PIÙ SESSO!» INTERVISTA A ILONA STALLER (dal Corriere d’informazione, 29 giugno 1979)
— Ilona, non le basta andare in giro a seni nudi, tutta nuda, ora ha anche bisogno di appendere un seno finto al collo? Non le pare di esagerare?
«È sempre meglio averne uno di riserva» risponde, senza neppure pensare, con una vocina quasi infantile, ben lontana dai toni bassi di un’ugola sensuale. Aggiunge, strizzando l’occhio: «i seni mi piacciono molto. Penso che in una donna siano la cosa più sexy e questo qua, finto, è un simbolo. Il simbolo di noi donne. Di me. È tutto quello che ho in più, oltre ai tacchi. Io vado sempre in giro nuda, mi piace. Perché non dare amore al prossimo vuol dire portarlo alla repressione, alla violenza, alle stragi. Io dico: vogliamo risolvere i problemi del mondo? via le P38 e più sesso!».
— -
«Il Male», 3 marzo 1978.
Grazie a Rocco Digiglio (sul gruppo) per la segnalazione -
Autobianchi A112 Abarth. Dalla rivista «Quattroruote» (ottobre 1971) -
— Onorevole Andreotti, lei è geloso?
«Non vorrei apparire una mammola ma in famiglia non mi si è mai posto il problema. In quanto a gelosia per le… cariche pubbliche, non sono senza peccato».
— Le piacciono i cani?
«I cani che più mi piacciono sono quelli delle stampe inglesi».
— Ha qualche hobby?
«Sì. I campanelli, i libri gialli e i francobolli del vecchio Stato Pontificio».
— Va mai a fare la spesa?
«No. Salvo l’acquisto domenicale delle paste dolci, che è una tradizione romana».
— Sa chi è Ornella Muti?
«Ad essere sincero no. Non vuol dire per caso Ornella Vanoni?»
— Cosa guarda in una ragazza, quando la guarda?
«Non direi il fondo degli occhi».
_____________________
Dall’intervista di Sabina Ciuffini a Giulio Andreotti (1977). -
«C’è chi afferma che in un futuro non molto lontano, la “telefonia informatica” avrà sulle reti di telecomunicazioni una importanza maggiore sia della telefonia sia della telegrafia tradizionali. Ciò deriva anche dalla previsione che l’uso di calcolatori sarà possibile direttamente da parte di utenti privati, così come è stato già sperimentato sulla rete urbana di Tokio: utilizzando i nuovi telefoni a tastiera, l’utente chiama un apposito numero e con la tastiera stessa invia in codice il tipo di operazione richiesta e i dati relativi e dopo pochi secondi riceve “a voce” dal calcolatore la risposta. Questo risultato, che in realtà è forse meno fantascientifico di quanto possa apparire a prima vista, sarà certamente conseguito in futuro in molte altre reti, quando sarà possibile una più estesa introduzione degli apparecchi a tastiera».
La Stampa, 8 febbraio 1972 -
«Attenzione, si può vincere anche senza telefono: seguite le istruzioni sui certificati nei fusti Dash o presso i negozianti. Il Grangioco continua fino al 30 Novembre 1976» -
Bologna, Via dell’Indipendenza -
«La rivalità con la Fenech? era un’invenzione, lavoravo così tanto che non avrei mai potuto pensare alla signora Edwige. I produttori si dicevano “mi dai la Bouchet o la Fenech” perché vendevano i film se c’eravamo noi».
Barbara Bouchet -
Calendario Piaggio 1977. Gennaio/Febbraio -
È ARRIVATA A LONDRA «L’INFLUENZA DI MAO»
(La Stampa, 24 settembre 1968)
Londra, 23 settembre. È arrivata in Inghilterra l’«influenza di Mao». Non è nuova rivoluzionaria dottrina politica ma lo scherzoso nome dato dagli scienziati a un nuovo virus influenzale comparso in primavera nella Cina meridionale. Il suo altisonante nome ufficiale è «A2 HongKong 1/68». È un diverso tipo di «asiatica», contro cui nessuno è pertanto immunizzato. Il germe desta timori: si teme un’epidemia mondiale tipo quelle del ’57 e del ’59. L’«influenza di Mao» è probabilmente sbarcata in quest’isola da un aereo: e, finora almeno, sembra aver colpito un’unica persona. È una bambina di due anni, di Londra, già guarita, senza conseguenze. -
Una giovanissima Raffaella Carrà nella seconda metà degli anni ’60 -
«Cocco Bill» di Jacovitti, testimonial dei gelati Eldorado. Estate 1971 -
Torino, 1972. Nella notte tra il 30 settembre e il 1°ottobre, tra le mura della cappella del Guarini si verifica un principio di incendio doloso ai danni della Sacra Sindone. Grazie alle molteplici strutture di protezione e alla modesta entità del rogo, la reliquia resta intatta e le fiamme si limitano a danneggiare la tovaglia dell’altare e il drappo che ricopre una delle custodie dell’antico lenzuolo. Nell’immediato i giornali parlano di «atto vandalico», probabilmente ad opera di uno squilibrato, ma questa spiegazione non convince tutti. Con il passare delle ore l’episodio viene ammantato da una serie di ipotesi che conducono a scenari inquietanti e anche gli investigatori iniziano a prendere seriamente in considerazione la pista «oscura» dei rituali satanici. La vicenda giunge ad una conclusione la sera del 30 dicembre, quando il «maniaco» viene colto nell’atto di arrampicarsi lungo una grondaia del Duomo. Si tratta di un quarantenne senza fissa dimora, originario di Cerignola, che afferma di chiamarsi Matteo Moccia. La spiegazione che darà dei suoi gesti è a dir poco folle:
«Il Signore non mi ha aiutato, mi sono voluto vendicare. Quando eravamo in carcere insieme, Gesù Cristo non voleva mai giocare a carte con me. Allora gli ho detto: so dove trovarti, quando esco ti vengo a cercare e ti brucio!» -
«Ho sempre impostato la mia vita in modo da morire con trecentomila rimorsi e nemmeno un rimpianto».
Fabrizio De André
(Genova, 18 febbraio 1940 – Milano, 11 gennaio 1999) -
«Roma, 24 gennaio. Se la crisi petrolifera non era prevedibile, era però scontato, anche prima che la benzina aumentasse a 300 lire al litro, che l’evoluzione dell’automobile doveva orientarsi verso criteri di maggiore razionalità, minori costi di uso e manutenzione. Con la realizzazione dell’Alfetta 1800, presentata due anni fa e venduta in oltre 100 mila esemplari, l’Alfa Romeo aveva già dimostrato di voler adottare questa “filosofia” costruttiva. Ora l’ha affinata con il modello 1.6, la nuova Alfetta più “austera” che viene a collocarsi fra la Giulia, di recente rilanciata con notevoli modifiche, l’Alfetta 1800 e la berlina 2000».
(La Stampa, 25 gennaio 1975) -
Il culturista italo-americano Lou Ferrigno durante la fase di trucco per le riprese della serie televisiva «L’incredibile Hulk» (1977-1982) ideata da Kenneth Johnson e rivelatasi un grande successo anche in Italia. Detentore del titolo di «Mister Universo» nel 1973, il futuro Hulk arriva secondo sul podio di «Mister Olympia» 1974, classificandosi subito dopo l’austriaco Arnold Schwarzenegger.
Grande amante della sua terra d’origine, Ferrigno visita più volte l’Italia nei primi anni ’80. In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera afferma con rammarico che tanti suoi connazionali hanno paura di recarsi nel Bel Paese e aggiunge:
«Io amo l’Italia, i miei nonni erano di Amalfi. Mi piace molto l’unità della famiglia e il modo in cui gli italiani amano i bambini. Mi piacerebbe che anche in America fosse così». -
Roma — «Arrestato Ugo Tognazzi – È il capo delle BR». Questo titolone a nove colonne in prima pagina su «Paese Sera», uno dei più diffusi quotidiani romani, ha fatto enorme scalpore. La notizia è circolata subito come un fulmine, tutti chiedevano informazioni. Soltanto dopo un po’ si è saputo che si trattava di uno scherzo, di una clamorosa beffa organizzata, ancora una volta, dal settimanale satirico «Il Male», non nuovo a queste imprese (in precedenza aveva fabbricato false prime pagine di «Repubblica», «Corriere della Sera», «Corriere dello sport» e dell’«Unità»). -
«Fine anni Settanta. Una serata tranquilla dopo una giornata passata con amici: eravamo parcheggiati in Piazza Sopranis (Genova) di fronte all’istituto industriale Galileo Galilei. Io e i miei amici Antonio e Franco, tutti e tre del Galilei, più la ragazza di Franco. Si parlava spensierati, quattro ventenni che avevano finito o stavano finendo le superiori. Io ero seduto davanti, nel posto del passeggero, quando vedo con la coda dell’occhio un movimento alla mia destra. Mi giro e dietro il vetro del finestrino mi trovo davanti la canna di una pistola. Dietro la pistola un ragazzo più o meno della mia età. ‘Scendete dall’auto per favore’. Forse non erano quelle le parole esatte, dopo quasi quarant’anni uno non si ricorda tutto: solo qualche immagine e la bocca della canna di una pistola puntata verso la tua faccia. Ero così tranquillo e rilassato in compagnia dei miei amici che non avevo notato un’auto dei carabinieri ferma dietro a noi: ci avevano circondato. Non so come riuscii a non farmi prendere dal panico: uscimmo tutti dall’auto e ci portarono dietro, chiedendo di aprire il bagagliaio. Era, come ho detto, la fine dei Settanta. Si era ancora nel pieno degli anni di piombo: qualche giorno prima due carabinieri, a Genova, erano caduti in un attentato delle Brigate rosse, in un bar vicino. Evidentemente l’auto del mio amico Antonio, un’ Alfetta nuova di zecca, di colore blu, con quattro ragazzi a bordo aveva attirato l’attenzione di un’auto in pattuglia. Dopo quarant’anni questo ricordo sta ormai svanendo, ma la visione di quella canna di pistola rivolta verso di me rimarrà sempre nei miei sogni. ‘Scendete dall’auto, per favore’. Non ho nessun rancore verso quei ragazzi: facevano solo il loro dovere, rischiavano la vita ogni giorno, pochi giorni prima avevano visto morire due di loro in una lotta fratricida senza alcun senso».
Testimonianza del nostro iscritto Marco Straforini che ringraziamo. -
A sinistra, il primo nuotatore italiano ad infrangere la barriera del minuto nei 100 metri stile libero. A destra, l’attore italiano più popolare degli anni ’70.
«Io distinguo due tipi di successo: quello che ho avuto nello sport e quello che ho avuto nel cinema. Il primo è mio e non me lo leva nessuno. Il secondo è quello che il pubblico ha deciso di darmi. Il successo, nel cinema, è il pubblico che lo crea. Invece quando vinco nello sport… beh, quella è roba mia!»
Carlo Pedersoli / Bud Spencer -
Gloria Guida e Ilona Staller in una scena del film «La liceale» di Michele Massimo Tarantini (1975) -
Dal Corriere d’informazione (10-11 agosto 1971):
«Roma, 10 agosto. Dopo il clamoroso caso di Brescia, di un giovane che si era drogato con l’LSD per evitare di fare il servizio militare, in diversi distretti si è deciso di rivedere, con l’aiuto dei carabinieri, le pratiche sospette. Si ritiene infatti che molti capelloni abbiano preso allucinogeni per ingannare i medici del servizio di leva. Questa pratica — nel mondo, s’intende, dei giovani drogati — sarebbe abbastanza diffusa». -
«Chi ha detto che sono vecchio? voglio vederli questi ragazzetti di oggi alle prese col cinema, quello vero, con la C maiuscola, o impegnati con certe scene che fanno venire la pelle d’oca solo a pensarci! Io non ho mai voluto la controfigura, neppure quando il rischio era grosso. Noi della vecchia scuola, come anche il mio amico Jean Paul Belmondo, siamo fatti di un’altra pasta».
Alain Delon
da un’intervista del 1978 -
MARIA GRAZIA BUCCELLA, L’ULTIMA MAGGIORATA
dal Corriere della sera (24 febbraio 1971)
«”Non sono grassa, ma non sono neanche uno di quei grissini che popolano i giornali di moda e che sembrano fatti di niente”, dice Maria Grazia Buccella, che alcuni definiscono “l’attrice più sexy del cinema italiano”, la maggiorata fisica dei nostri giorni e perfino “Maria Grazia quanta grazia” proprio per quelle sue misure sane e italianissime: fianchi e seno 98 centimetri, vita 60, altezza 1,70, peso 54-56 chili che poi non sarebbe tanto ma diventa importante se paragonato ai 54 di una Veruschka alta 1,84 o addirittura ai 41 di una Twiggy.
“Non che quei grissini non abbiano il loro fascino; secondo me l’importante per una donna è avere il proprio peso, essere se stessa insomma”, continua mentre completa il suo trucco per il film “Il provinciale” diretto da Luciano Salce. Il quindicesimo di una fortunata e rapidissima carriera» -
Pompe di benzina BP. Da una rivista del 1972 -
Antonio Mellino, lo spericolato centauro napoletano meglio noto come «Agostino ‘o pazzo» paparazzato a Roma dal settimanale «Oggi» nel 1972.
Mellino è salito alla ribalta delle cronache nazionali per le folli scorribande notturne di cui è stato protagonista nell’estate del 1970, quando in sella ad una motocicletta ha tenuto in scacco le forze di polizia del capoluogo campano con acrobatiche esibizioni da stuntman e provocazioni verso gli agenti culminate in una violenta «sommossa popolare» per le strade di Napoli. -
Domenica del corriere, 10 marzo 1970.
I coniugi Celentano vincono il Festival di Sanremo con «Chi non lavora non fa l’amore». Al secondo posto «La prima cosa bella» di Nicola di Bari. Terzi Sergio Endrigo e Iva Zanicchi con «L’arca di Noè ». Seguono nella classifica: «Eternità» (Ornella Valloni e i Camaleonti); « La spada del cuore» (Patty Pravo e Little Tony); «Romantico blues» (Gigliola Cinquetti e Bobby Solo); «Pa’ diglielo a ma’» (Nada e Rosalino) -
«Informarsi subito, per avere la possibilità di scegliere, e bene. Aprire gli occhi, aprire un libro vivo che parla del nostro tempo. Un libro di attualità che offre sempre nuove occasioni di incontri. Pagine Gialle» -
Lynda Carter durante una pausa sul set di «Wonder Woman» (1976) -
«Entro questo mese l’amministrazione comunale provvederà ad installare diciassette nuove cabine telefoniche stradali che saranno munite, oltre che dell’apparecchio – abilitato anche per le comunicazioni in teleselezione – di una “gettoniera”. Quest’ultima permetterà di acquistare direttamente i gettoni necessari nella cabina stessa. L’innovazione cerca di venire incontro soprattutto a una necessità avvertita nelle zone periferiche. (…) Con questa nuova serie le cabine telefoniche pubbliche milanesi salgono al numero di 125, cui vanno aggiunti i 218 telefoni di uso pubblico installati nella metropolitana e circa 3.500 negli esercizi pubblici»
«Corriere Milanese», martedì 5 maggio 1970 -
Se l’uomo continuerà a rapinare la Terra, questa morirà nel 2020. Lo afferma il Massachusetts Institute of Technology, il politecnico più prestigioso del mondo.
Dal Corriere della sera del 18 luglio 1972:
«È dalla fine del Medio Evo e dall’entrata in scena della scienza galileiana che l’uomo moderno pensa in termini di “conquista” graduale e infinita del cosmo. E ora, quando la società industriale sembra celebrare le sue “meravigliose sorti e progressive” e avvicinare la promessa di un ascendente benessere materiale per moltitudini sempre più numerose di consumatori, scocca un imprevisto e urtante avvertimento: no, questo sogno non è realizzabile: la produzione di beni e l’aumento della popolazione non possono continuare all’infinito.
L’atteggiamento scettico, allarmato e sovente ironico con cui questo nuovo messaggio viene osteggiato da molti — da destra come da sinistra — non dipende solo dalla sua tremenda novità concettuale; è dovuto al fatto che esso attenta alla base tutte le ideologie e i modi di pensare acquisiti e solidificati, insidia i castelli in aria dell’ottimismo materialistico e quelli solidi e terrestri degli interessi costituiti di ogni genere»
Alfredo Todisco -
«Lui [Mario Brega, ndr] giocava a poker. Ad esempio in “Per qualche dollaro in più” con Volonté, Pistilli, Lee Van Cleef eccetera (…). Volonté una volta non voleva pagare a poker e Mario Brega l’ha menato. Cioè, escono fuori delle cose… l’attore intellettuale de sinistra che vie’ menato da Mario Brega perché non ha pagato a poker, cioè faceva pure un gioco d’azzardo. A me ‘ste cose facevano molto ridere, perché c’era tutto un mondo dietro. No, ma ne ha menati tanti…»
Carlo Verdone
«Io devo solo parlà bene de Clint, come devo parlà bene de Eli Wallach, come nun posso parlà più de Lee Van Cleef perché nun c’è più, un bacio anche a lui! Gian Maria aveva un suo carattere. Gian Maria per me è ‘na gran brava persona ma semo du poli differenti, lui è piemontese, io so’ romano…»
Mario Brega -
Milano, Piazza del Duomo (1972) -
Negozio di dischi, Vespe 50 e comitiva di amici. Correva l’anno 1977 -
«Pubblicità Progresso». Da una rivista del 1975:
Ti stanno avvelenando. Perché quando stai vicino a un fumatore assorbi con l’aria gli stessi veleni che quello inspira volontariamente. E, che tu voglia o no, è come se anche tu fumassi. Con l’aria, respiri anche acido cianidrico, ammoniaca, ossido di carbonio, nicotina, fenolo, catrame. Tutti veleni mortali presenti nel fumo di una sigaretta in concentrazioni fino a 160 volte superiori a quello che è considerato il limite di pericolosità.
Chi ti fuma vicino ti può regalare cancro e infarto.
Certo, può essere difficile e scomodo. Ma devi farlo, per non rischiare inutilmente.
Chi fuma avvelena anche te. Digli di smettere. -
I CAPELLONI NEL SUD
di Domenico Rea (Corriere della sera, 10 gennaio 1970)
«A proposito di capellonismo. I grandi rivoluzionari non avvertirono mai la necessità di travestirsi o di perdere tempo davanti a uno specchio per addobbare la propria persona di camicie con svolazzi, sbuffi, merletti, collane, pendagli, medaglioni. Diderot era un uomo elegante. Robespierre si recava a firmare ogni mattina un bel numero di pene capitali profumato e incipriato. Hegel, Darwin, Marx, Engels, Freud, Rutherford, G.H. Hardy, Le Corbusier, Stravinskij e altri andavano in giro in panciotto, catena, orologio e lobbia e non negavano l’inchino e il baciamano alle signore. Da buoni professori molti di essi scrissero i testi che avrebbero lanciato il vecchio mondo tra le fiamme in pantofole.
Lenin si spinse fino a Capri per andare a salutare l’amico Gorki e la sua diletta e trepida compagna, Maria Fiodorvna Gelabuskaja, la celebre attrice, che si divertiva a farlo spaventare con dei tiri grotteschi, poco capresi e molto zaristi. Per non dire di Stalin che, in quanto a vestiti, come Tolstoj, predilesse nei dì festivi e feriali una casacca. Si potrebbe continuare l’esemplificazione con un elenco di nomi di martiri ed eroi compostissimi, ma nello stesso non si riuscirebbe a convincere i nostri giovani che le rivoluzioni non hanno bisogno di uomini con barbe e collane e che per accenderle basta scrivere un Manifesto anche con una bella famigliola intorno.
Per questi motivi di fondo, congeniti alla gente del Sud, il capellonismo non ha mai impressionato i meridionali se non come divertente curiosità turistica; e quando si scriverà la storia dei capelloni si vedrà che il Mezzogiorno non ne potrà offrire alcuna materia e rimarrà indenne almeno da questa pecca». -
San Giovanni Rotondo, 15 maggio 1968 -
Cagliari, piazza Yenne, 1968. Lo scatto è della fotografa Marianne Sin-Pfaltzer: nata in Germania da famiglia olandese, nel dicembre 1950 si trasferisce in Sardegna, a La Maddalena. Con una piccola fotocamera «Agfa Isolette» regalatale dalla madre, scatta le prime foto tra le quali si distinguono quelle a Clelia Garibaldi. Al rientro in Germania, studia fotografia a Monaco, perfezionandosi poi a Marsiglia e Parigi. Nel 1955 ritorna in Sardegna con una «Rollei 6X6» per dedicarsi al reportage: dopo un viaggio avventuroso in Barbagia, incontra l’editore cagliaritano Guido Fossataro che la coinvolge nel progetto del libro di Marcello Serra «Sardegna, quasi un continente», ricco di fotografie tra cui le immagini a colori di Mario De Biasi.
Ringraziamo la pagina «Cagliari fotografica – Tra Passato e Presente» per la foto e le preziose informazioni -
«Riprodurre musiche fraudolentemente è ormai diventata una grossa industria. Una statistica dice che in Italia le vendite superano in lire il valore di 20 miliardi. È logico che sono 20 miliardi sottratti alle casse discografiche che pagano le tasse, orchestre, cantanti, diritti d’autore. Tutto questo è gratuito per il contraffattore, che qualche volta ci lascia le penne. Ma pescato uno, ne sorge un altro e l’industria clandestina continua. Con gli apparecchi di registrazione oggi in vendita, anche a buon mercato, chiunque, senza possedere costose apparecchiature, è in grado di registrare e poi vendere la registrazione. Non è un mistero che ci sono Disc-jockey che registrano di nascosto le colonne musicali che stanno trasmettendo. E poi vendono la cassetta a qualche cliente. Secondo la Società autori editori, in Italia sono prodotte ogni anno dai 6 agli 8 milioni di musicassette contraffatte».
Da: La Stampa, «Musicassette a 800 lire l’una ma non sono quelle autentiche» – 6 aprile 1979 -
Dal Corriere della sera (4 settembre 1970):
«Alla centrale è arrivato un treno del Sud: per altri immigrati comincia il difficile cammino della speranza. I “caporali”, al sud, lavorano già. Le aziende milanesi hanno bisogno di braccia: specializzate e no, basta che vengano e presto. E così, dopo i ristagni degli scorsi anni e dopo le proclamazioni ufficiali dei programmatori che la popolazione milanese non sarebbe dovuta più salire oltre il milione e 800 mila persona, ora si ricomincia a pompare mano d’opera dagli apparentemente inesauribili serbatoi del sud» -
Pubblicità Amaro Ramazzotti (1974).
«Non stupitevi… niente è impossibile per un grande amaro. Per certi uomini ogni scelta è importante, anche quella di un amaro. Per questo scelgono Ramazzotti, il grande degli amari, il primo Amaro dal 1815, in Italia e nel mondo. L’unico amaro che, soprattutto dopo i pasti, fa sempre bene perché a base di erbe naturali. Ve lo confermano anche i signori qui ritratti, sosia di importanti uomini politici. Del resto, chi può dire che anche “quelli veri” non se ne bevano un goccetto di tanto in tanto? Un Ramazzotti fa sempre bene. Gradevolmente» -
«Il 1972 per la Fiat è certamente un anno di grande attività. Infatti non si erano mai avuti nell’arco di un anno tanti debutti importanti, oltre a cambiamenti, modifiche, sostituzioni. Come da noi anticipato nel fascicolo dello scorso mese, anche le “128” berlina, familiare e “Rally” hanno avuto alcuni miglioramenti, con conseguente aumento del prezzo di listino.»
Dalla rivista «Quattroruote» – ottobre 1972 -
NÉ FEZ NÉ COLBACCHI! AVANTI AL CENTRO CON LA DC
Propaganda elettorale della Democrazia Cristiana (1972).
«Questa volta sei tu che decidi. Non saranno i grandi creatori della moda a importi uno stile. Sarai tu a decidere se dovrai metterti in camicia nera con pantaloni alla zuava e fasce mollettiere, oppure in maxi-cappotto siberiano e parabellum. O se, invece, potrai continuare a vestirti alla tua maniera solita, con i tuoi jeans e la camicia di cotone che ti sta così comoda addosso! La moda della prossima estate la decidi tu, il 7 maggio. Dai il tuo voto alla Democrazia Cristiana: un partito che in 25 anni di governo – ricordalo quando entrerai in cabina! – ha saputo salvaguardare la cosa più preziosa che possa avere un uomo: la libertà» -
«Io sono un solitario. Non ho amici, mi piace stare solo, pensare, lavorare in santa pace e leggere quando sono stanco di musica: una volta leggevo volumi di fantascienza, poi mi sono interessato a quelli di scienza pura, fisica, matematica. Adesso leggo gialli, e tanti fumetti, specialmente Topolino e Diabolik. Ascolto Bob Dylan, Ray Charles, Donovan, i Beatles, gli Zeppelin, Otis Redding. Poi disegno, faccio delle strips, ho incominciato anche a scrivere un libro di fantascienza sul matrimonio. Io sono per il divorzio, ma è ovvio che non aspetterò il divorzio in Italia per sposarmi. Il matrimonio è una cosa seria e il divorzio anche. Ci vogliono delle buone ragioni sia per fare il primo passo, che per compiere il secondo. Mi piace creare qualcosa che duri il più possibile, anche con le canzoni la vedo così».
Lucio Battisti
Articoli Correlati













