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Due terroriste sparano a un’altra donna. Il ferimento di Rossella Napolitano

Redazione Spazio70

Secondo il comunicato di rivendicazione diffuso da Prima linea, Rossella Napolitano si sarebbe particolarmente distinta per «zelo e solerzia nel compiere il suo sporco mestiere di spia e di guardiana»

«Questa mattina un gruppo di fuoco dell’organizzazione comunista Prima Linea, composto di sole compagne, ha colpito una sorvegliante della sezione femminile delle “Nuove”, Rossella Napolitano, che si è particolarmente distinta per zelo e solerzia nel compiere il suo sporco mestiere di spia e di guardiana…».

Inizia così il lungo comunicato di Prima Linea rinvenuto in una cabina telefonica di Torino, all’angolo tra via della Rocca e via Giolitti, la mattina del 5 febbraio 1979. Tre cartelle dattiloscritte rivendicano il ferimento avvenuto qualche ora prima ai danni di Rossella Napolitano, 34 anni, nubile, originaria della provincia di Foggia e residente a Torino. La donna, vigilante presso il complesso delle Carceri Nuove, è stata bersaglio di una serie di colpi di arma da fuoco esplosi da un gruppo di ragazze lungo la strada, all’altezza del civico 29 di via Villarbasse. L’agguato ha avuto luogo alle ore 08:15.

«Erano in due a venirmi incontro…» racconta la vittima ai cronisti da un letto d’ospedale. «Non ho pensato subito al peggio. Erano donne: avevano il volto scoperto. In mano stringevano le pistole ed io ho detto: “Ma che, è Carnevale?”. Nemmeno una parola, niente. Allora non so quel che ho fatto, devo essermi girata, visto che la pallottola mi ha colpito dietro. Che vuole, è toccata a me. Prima il dottore, l’altro giorno. Adesso io. E sono la prima donna».

ROBERTO SANDALO: «SUL PIANO MILITARE L’AZIONE VENNE CRITICATA. FURONO SPARATI TROPPI COLPI»

Susanna Ronconi

«Molti di noi, in carcere, hanno paura», dice la Napolitano, «e no, non è un brutto mestiere. Certo, era diverso quando ho cominciato quattro anni fa. Allora in carcere c’erano soprattutto prostitute, gente semplice, che si accontenta di sigarette e caffè. Adesso gli spari vengono dalle più “brave”. C’è gente dura, gente istruita, gente che sa quello che vuole».

In merito all’agguato, il pentito di Prima Linea Roberto Sandalo affermerà quanto segue:

«La mia fonte fu l’Andrea che me ne parlò nell’estate del ’79. Ero venuto io sul discorso chiedendogli ove avessero trovato tutte quelle donne che avevano partecipato all’azione. Mi rispose che per l’occasione era stato formato il nucleo nazionale femminile. Parteciparono: Susanna Ronconi, la Silveria, la Azzaroni e la Florinda Petrella. Sul piano militare l’azione fu criticata perché si erano esplosi numerosi colpi e uno solo era andato a segno. Era comunque una gambizzazione».