Epstein e l’accademia italiana. I finanziamenti ai ricercatori del Belpaese

Un’analisi basata sui documenti permette di approfondire i rapporti tra Jeffrey Epstein e alcuni ambienti accademici italiani. Email, inviti ufficiali e riscontri contabili permettono di ricostruire una rete di contatti e finanziamenti finora rimasta ai margini del dibattito pubblico.

Analizzando l’enorme mole di documenti riconducibili a Jeffrey Epstein, pubblicata dal Dipartimento di Giustizia statunitense, emergono i finanziamenti ad alcuni accademici e scienziati italiani. In particolare, si può ricostruire un flusso di sovvenzioni destinate a un’associazione con sede a Roma, la Mind Education, per una serie di attività svolte tra il 2017 e il 2018. Proprio il dato temporale è cruciale. Epstein era già stato arrestato e condannato quasi dieci anni prima per reati sessuali, per poi essere rilasciato dopo un accordo molto discusso con le autorità della Florida.

Il finanziere statunitense, creatore di uno dei più grandi sistemi di sfruttamento sessuale minorile mai conosciuto, aveva quasi un’ossessione per la ricerca scientifica. Attraverso diverse società, ha lautamente sovvenzionato ricerche ed esperimenti per molti anni. La sua rete di contatti comprendeva anche numerosi scienziati e figure eminenti del mondo accademico come testimonia una delle sue moltissime vittime, Virginia Giuffré, morta suicida nell’aprile del 2025. La donna, nel suo libro autobiografico Nobody’s Girl, ha riferito di episodi in cui le sarebbe stato chiesto di intrattenere rapporti con esponenti del mondo scientifico su indicazione di Epstein.

La volontà di accreditarsi in ambienti accademici attraverso donazioni e relazioni personali appare, dunque, ben documentata. In questo contesto si inserisce anche una possibile «via italiana», che merita un esame approfondito.

L’ORIGINE DEI CONTATTI. LA CONFERENZA DI CUBA

Il 27 ottobre 2016 Gino Yu, professore alla Hong Kong Polytechnic University, scrive per la prima volta a Giuseppe Bersani, presidente di Mind Education, specialista in criminologia clinica, psichiatria forense e professore di psichiatria alla Sapienza di Roma. La figura di Yu appare rilevante come possibile punto di contatto tra alcuni ambienti accademici italiani e il circuito di relazioni riconducibile a Jeffrey Epstein. Vale la pena quindi soffermarsi su di lui. Dopo gli studi a Berkeley, sede dell’università di California, da dove poi si è spostato trasferendosi a Hong Kong, Yu ha deciso di incentrare la sua ricerca sulla coscienza e lo sviluppo umano tramite la tecnologia. Ha perfino fondato diverse entità scientifiche, tra cui un laboratorio di analisi.

Nel corso della sua carriera il professore di formazione californiana ha organizzato diversi festival scientifici. Yu, la cui moglie era membro della Camera di Commercio di Hong Kong ed è stata incarcerata a causa di reati finanziari, ha avuto moltissimi contatti con Epstein nel corso degli anni. Leggendo le email si nota una certa insistenza nella volontà di accreditarsi presso il miliardario con progetti e proposte di natura scientifica. Il tema di studio è lo sviluppo della mente umana. Ed è proprio Yu che imbarca Epstein in un progetto a forte impronta italiana.

Per la prima volta, in una email del 22 dicembre 2016, Bersani e Yu esplicitano quale sia l’evento per cui servono i soldi di Epstein: una conferenza a Cuba da svolgersi nel novembre 2017. L’iniziativa è il terzo congresso internazionale NeuPsyco, organizzato da Mind Education in collaborazione con alcuni enti cubani. L’obiettivo è quello di mettere in connessione studiosi e accademici di neuroscienze. Il professore della Sapienza chiede all’omologo statunitense se i suoi sponsor, probabilmente Epstein stesso, sono confermati. Così, qualche giorno dopo, il 30 dicembre 2016, Yu coinvolge per la prima volta il finanziere newyorchese per stabilire le date del congresso cubano. Con il nuovo anno si nota una certa insistenza di Bersani con Yu. Il primo chiede ripetutamente al secondo se i suoi fondi sono confermati e Yu lo rassicura: ci sono i 20 mila dollari necessari. Si può dunque procedere con l’organizzazione effettiva della conferenza per la quale Yu si incarica di trovare nuovi finanziamenti. È in programma un incontro, infatti, con il figlio di Fidel Castro, Alex.

Nella conversazione con Yu, Bersani gli dice che sarà lui stesso a controllare come e dove verranno spesi i fondi per una conferenza che si prospetta un’unione proficua di affari e scienza. Epstein è citato chiaramente per la prima volta il 21 febbraio 2017 quando Yu scrive a Bersani:

«I’ve cc (contacted ndr) my benefactor, Jeffrey Epstein. He can make arrangement on the transfer of funds for the conference. Jeffrey is also really well connected and can bring significant relationships to make this an amazing event.»

A questo punto entra in gioco Richard Kahn, contabile di Epstein. Il miliardario vuole capire come verranno spesi i soldi a Cuba e, per questo, viene messo in contatto diretto con Bersani che gli spiega il programma della conferenza.

CONFERENZA E ROTTURA

Il 20 luglio 2017, qualche mese prima della conferenza, compare nei file Peter Fenwick, medico britannico specializzato in studi sulle esperienze ai «confini» della morte. Scrive a Epstein facendo riferimento a uno studio sulla percezione della luce che verrà svolto alla Sapienza di Roma e che verrà finanziato dall’uomo d’affari statunitense. I fondi dovranno essere mandati anche in questo caso alla Mind Education di Bersani. Nell’esperimento è coinvolto un altro professore italiano, Fabio Babiloni, membro di Brain Signs, realtà collegata alla Sapienza. Babiloni è un neuroscienziato di fama internazionale.

Alla email di Fenwick, Epstein risponde: «Great».

Il 21 ottobre 2017 Bersani scrive direttamente a Epstein spiegandogli una situazione complessa. I fondi ricevuti non sono abbastanza per coprire i costi della conferenza. Il budget è in rosso di 15 mila dollari. Epstein risponde semplicemente con un «I’ll fill the void» e manda i soldi necessari per partire. Si nota, in questo scambio di email, il tono di Bersani, in netto contrasto con le risposte di Epstein, molto secche. Un rapporto che sembra nettamente sbilanciato a favore del finanziere newyorchese.

La conferenza di Cuba si tiene effettivamente dal 6 all’8 novembre 2017 senza il proprio finanziatore principale. Epstein, infatti, non è riuscito ad andare nell’isola caraibica a causa dei problemi di visto legati alla sua cittadinanza statunitense. Sei giorni dopo, tuttavia, stanzia i 15 mila euro promessi. Nel frattempo, procede l’esperimento non meglio specificato su percezioni e sensazioni con Babiloni che risponde a Yu sollevando alcuni dubbi su uno studio portato avanti dal professore di Hong Kong. Nel medesimo periodo di tempo, a fine novembre per la precisione, Ornella Corazza, professoressa di psicologia e scienze cognitive, specializzata, ironia della sorte, in dipendenze, scrive direttamente a Epstein mandandogli alcune foto della conferenza di Cuba.

Corazza propone al finanziere di investire nei suoi progetti. In realtà, cominciano a emergere problemi. Epstein, il 24 novembre 2017, scrive a Fenwick dicendo che gli esperimenti non stanno andando bene e che, se non prenderà il controllo delle operazioni, smetterà di supportare il progetto. Fenwick lo rassicura: afferma che Yu è stato fatto fuori dal progetto e che controllerà meglio gli altri accademici coinvolti.

FONDI PERSI? SI VA AVANTI

Tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre 2017 Epstein manda una serie di email nelle quali chiede chiarimenti in merito agli esiti della conferenza di Cuba. In un primo messaggio indirizzato a Yu, segnala di non aver ricevuto materiale prodotto durante l’evento; successivamente chiede a Bersani di presentargli un «dettagliato rendiconto» sull’utilizzo dei suoi fondi e i paper accademici discussi sull’isola caraibica.

Bersani si era già scusato per il ritardo nell’invio di materiale e aveva promesso di mandare dei dossier in tempi brevi. Negli Epstein files questi documenti ci sono, ma manca qualsiasi rendicontazione riconducibile alla tre giorni cubana. Il finanziere se la prende con Yu scrivendo che le foto inviategli, di gente che fuma e beve, non danno alcuna informazione sull’utilizzo dei suoi fondi. Epstein si lamenta anche con Fenwick: a suo avviso la conferenza è stata uno spreco di tempo e soldi, spesi in maniera misteriosa. Yu prova a difendersi, ma Epstein è lapidario: «Giuseppe mi ha chiesto più fondi. Non ho avuto nessun feedback dopo la conferenza. Voglio sapere dove sono andati i soldi e perché non ho visto alcuno studio, solo foto di persone che bevono».

Nonostante i problemi emersi tra novembre e dicembre del 2017, l’esperimento di Fenwick e Babiloni procede. Quest’ultimo condivide con lo scienziato britannico i risultati di un primo trial e suggerisce un nuovo esperimento. Fenwick inoltra la email a Epstein e gli dice che si procederà da lì a poco. Gli chiede anche se ha delle particolari richieste.

Il coinvolgimento del finanziere americano è totale. Fenwick, a fine maggio del 2018, domanda se sia possibile partire con l’esperimento principale, che si terrà a Roma e sarà gestito da Babiloni insieme ad altri accademici sparsi in Europa. Epstein è tenuto così tanto in considerazione perché è il finanziatore del progetto, che prevede perfino analisi cardiache e la simulazione di processi neuronali. Il tutto ha un costo totale di poco inferiore ai 20 mila euro, lo si evince da una fattura di Brain Signs a Mind Education del 30 luglio 2018.

Sempre nello stesso mese Babiloni scrive a Bersani per avere strumentazione scientifica da utilizzare. Epstein rimane silente in questo periodo e viene tirato in causa da Fenwick per un’altra sovvenzione da 20 mila dollari così da portare avanti la seconda fase dell’esperimento e rispondere alla domanda criptica: «Can giving light do anything?». Ma Epstein non è più interessato. Dal punto di vista scientifico, non ha visto alcunché di significativo. Fenwick prova a tenerlo ancorato al progetto e abbassa le pretese: basteranno 10 mila dollari. Il finanziere gli dice: «Ti ricordo che quando ho chiesto a Gino (Yu ndr) il rendiconto, ho scoperto che il 50 per cento (dei fondi ndr) era stato speso per cibo e bevande». Il finanziere conclude: «We are at an end».

Fenwick non molla e reitera la sua richiesta di fondi, ma per Epstein è impossibile andare avanti: non ci sono stati controlli sulle spese e lui se ne tira fuori. A settembre del 2018 Epstein non ha ancora visto le fatture di Mind Education, la cui attività sembra essere cessata, per certificare le spese degli esperimenti. Adesso è Fenwick a parlare con Bersani e a chiedergli aggiornamenti. Il professore italiano spiega che ha avuto problemi con il fisco e la corrispondenza termina nel settembre del 2018.

Epstein ritiene che le giustificazioni fiscali di Bersani siano senza senso e scrive che non vuole più saperne nulla.

SOLO UNA DELLE TANTE «RAMIFICAZIONI» ITALIANE DEL CASO EPSTEIN

Mind Education ha ricevuto dalla Gratitude America 65 mila dollari in tre tranche diverse: 15 mila nel novembre 2017, al tempo della conferenza di Cuba; 25 mila nel giugno 2017, probabilmente per la prima parte dell’esperimento, e altri 25 mila dollari un anno dopo, giugno 2018, per la seconda parte del progetto di studio sul comportamento umano. La Gratitude America era una delle tre fiduciarie di Jeffrey Epstein per i suoi finanziamenti nel mondo della scienza, un campo privilegiato dal miliardario. Aveva sede nelle isole Vergini americane.

Leggendo le email tra Epstein e questi uomini di scienza si notano un paio di temi da evidenziare con chiarezza. Il primo ha a che vedere con la posizione di forza esercitata dal finanziere statunitense sulle iniziative accademiche da lui sostenute. Sono sempre Bersani, Babiloni, Yu e gli altri a scrivere a Epstein per chiedere fondi e direttive. Epstein, d’altro canto, si mostra spesso freddo, perentorio e conscio del fatto che alcuni esperimenti esistono solo per la sua «filantropia». Il tutto capace di tradursi in comunicazioni spesso dirette e perentorie, anche nei confronti di luminari come Fenwick.

L’altro tema, quasi in opposizione al primo, è lo scarso controllo sui conti. Epstein si dimostra più volte irritato dal fatto che non ci sia una rendicontazione chiara. Come sono stati usati i suoi 65 mila dollari? Difficile dirlo. Epstein stesso crede che, almeno in parte, siano stati sperperati in attività molto poco scientifiche.

In questa storia non si vedono riferimenti al giro di sfruttamento minorile messo in piedi dal finanziere americano, ma resta il fatto che accademici italiani abbiano ricevuto sovvenzioni da un personaggio già coinvolto in vicende giudiziarie di particolare gravità. Nel 2017/2018, periodo di riferimento delle sovvenzioni, il miliardario newyorchese era quindi conosciuto per i suoi affari opachi. Occorre infine sottolineare un ultimo elemento: questa peculiare storia rappresenta solo una delle ramificazioni italiane del caso Epstein, che comprende affari con imprenditori e interessi politici.

 


 

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Epstein in Italia. La rete di contatti del miliardario newyorchese tra imprenditori, raccomandazioni e affari
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