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«Ho scoperto una cosa tanto grossa da far tremare l’Italia». La fine di Mauro De Mauro

Redazione Spazio70

Da una inchiesta di Pietro Zullino, Paolo Pietroni e Marco Nese per «Epoca» (1971)

Mauro De Mauro

Il mistero della scomparsa di Mauro De Mauro (il giornalista rapito a Palermo la sera del 16 settembre 1970) non è più tanto fitto. Da fonti attendibili sappiamo che le indagini della magistratura sono arrivate a un punto cruciale. Si tratta probabilmente di una svolta clamorosa. Abbiamo fondati motivi per ritenere che questa svolta faccia perno su alcuni nuovi elementi che noi stessi siamo riusciti a individuare durante cinque mesi di ricerche.

Come si sospettava, De Mauro fu tolto di mezzo perché aveva effettivamente scoperto qualcosa di nuovo sull’attentato che costò la vita al presidente dell’ENI, Enrico Mattei, morto in un disastro aviatorio il 27 ottobre 1962. De Mauro stava svolgendo per conto del regista Franco Rosi un lavoro di minuta ricostruzione degli ultimi due giorni di vita di Mattei. Il film doveva essere prodotto da Franco Cristaldi e il giornalista era stato chiamato a collaborare alla pre-sceneggiatura. Egli incominciò il suo lavoro alla fine del luglio 1970 e lo interruppe forzatamente la tragica sera della sua scomparsa. 

IL MATERIALE RACCOLTO PER UN FILM SULLA MORTE DI MATTEI

Alla data del rapimento Mauro De Mauro aveva messo insieme, per Rosi, un materiale così composto:

1) Quaderno di appunti scritti a mano da lui stesso tra il 28 e il 30 ottobre 1962, quando si recò a Gagliano Castelferrato (Enna) per conto del suo giornale, il quotidiano paracomunista L’Ora. Gagliano è il paese dove Enrico Mattei trascorse il mattino della sua ultima giornata. L’esistenza di questo quaderno era nota alla polizia, ma solo in questi ultimi giorni ha assunto una importanza determinante. 

2) Alcuni fogli di appunti scritti a mano da De Mauro tra la fine di luglio e il 14 settembre 1970. Riguardano colloqui avuti con persone che avevano avvicinato Mattei in Sicilia il 26 e 27 ottobre 1962 o che erano comunque in grado di fornire particolari interessanti: e cioè l’avvocato Vito Guarrasi, noto uomo d’affari, l’onorevole Pompeo Colajanni del Pci, l’onorevole Michele Russo del Psiup. Questi fogli di appunti, dopo il rapimento di De Mauro, furono trovati dalla polizia nel cassetto del tavolo di lavoro del giornalista a L’Ora. Ad essi ora viene data un’importanza tutta nuova.

3) Alcune cartelle dattiloscritte, già in forma di pre-sceneggiatura, sulla base di notizie date a De Mauro dal senatore Graziano Verzotto, presidente dell’Ente Minerario Siciliano e antico collaboratore di Mattei. Riguardano un episodio dell’ultimo soggiorno di Mattei in Sicilia

4) Un nastro magnetico con la registrazione dei discorsi tenuti a Gagliano il 27 ottobre 1962 in occasione della visita di Mattei. Il presidente dell’Eni e gli altri oratori avevano assicurato alla popolazione del piccolo paese siciliano che il metano ritrovato nella zona non sarebbe stato portato via con tubazioni, ma sfruttato sul posto, attraverso la creazione di uno stabilimento capace di dare lavoro a 400 operai. Il possesso di questo nastro da parte di De Mauro non era noto finora né alla polizia né alla magistratura. A noi risulta in maniera inequivocabile che De Mauro lo aveva: o in originale (quasi certamente era il nastro di un Geloso vecchio tipo) o in copia fonica (registrazione originale trasferita nella cartuccia di un registratore portatile Philips).

GLI APPUNTI MANOSCRITTI DI DE MAURO

Vediamo che cosa rimane di tutto il materiale che De Mauro aveva raccolto per la pre-sceneggiatura del film di Rosi. Il quaderno riempito a Gagliano nel 1962 esiste tuttora. L’ha conservato sino a pochi giorni fa la moglie di De Mauro, Elda. Adesso pare sia stato inviato alla polizia scientifica di Roma per un esame. Al quaderno mancano due pagine, evidentemente strappate. Esso contiene tutte le annotazioni fatte da De Mauro a Gagliano il giorno seguente la morte di Mattei e cioè: osservazioni «di colore» sulla popolazione in lutto; interviste con alcuni abitanti; appunti sull’incontro tra De Mauro e il gestore del cinema di Gagliano (l’uomo, forse, che registrò i discorsi del 27 ottobre 1962); trascrizione del discorso del sindaco di Gagliano, ingegner Cuva; trascrizione del discorso dell’onorevole D’Angelo, allora presidente della regione siciliana; trascrizione del discorso di Enrico Mattei. I due fogli strappati dal quaderno si riferiscono al discorso del sindaco e di chi eventualmente parlò dopo di lui e prima dell’onorevole Lo Giudice. 

Passiamo agli appunti manoscritti ritrovati nel cassetto del tavolo di redazione di De Mauro. Bisogna premettere che il cassetto, chiuso a chiave (e la chiave l’aveva solo De Mauro e la portava sempre con sé) era già stato aperto prima dell’arrivo della polizia. Sul piano del tavolo, le maniglie, la macchina da scrivere e gli altri oggetti non fu rilevata alcuna impronta digitale: come se tutto fosse stato accuratamente ripulito. Il ritrovamento degli appunti di De Mauro fece pensare che nulla di importante fosse stato sottratto. Viceversa prevale ora l’opinione che manchino alcuni fogli. 

Ecco una descrizione sintetica degli appunti: a) colloquio con Pompeo Colajanni: fogli numerati con 1,2,3,4 più quattro fogli senza numerazione che si riferiscono allo stesso colloquio; b) colloquio con Michele Russo: fogli numerati con 1,2,3,4,5; c) colloquio con Vito Guarrasi: fogli numerati con 1,2,3,4,5. Esiste poi, libero, un foglio d’appunti numerato 8. Presumibilmente questo foglio volante deve essere aggiunto a una delle tre serie. Bisogna escludere i fogli della conversazione con Colajanni che, tra numerati e non numerati, raggiungono la cifra di 8. Sia che si voglia aggiungere il foglio volante alla serie di Guarrasi, sia che si preferisca considerarlo come «coda» della conversazione con Russo, appare evidente che mancano comunque due fogli, quelli che dovrebbero portare i numeri 6 e 7. Naturalmente non si può escludere l’ipotesi di una quarta serie, di cui siano spariti addirittura i primi 7 fogli. Nell’ipotesi più elementare mancano 2 fogli agli appunti manoscritti, come 2 pagine risultano strappate al quaderno di cui abbiamo parlato prima. 

Le cartelle dattiloscritte in forma di pre-sceneggiatura (sulla base del colloquio avuto con Graziano Verzotto, di cui peraltro non ci sono appunti manoscritti) sono state ritrovate nel cassetto del tavolo di lavoro e pubblicate integralmente dal giornale L’Ora. Gli altri appunti sono invece tutti inediti. 

IL NASTRO MAGNETICO SPARITO

I resti del bimotore sul quale viaggiava Mattei

E veniamo al nastro magnetico. Non è stato trovato né in casa De Mauro né alla redazione del giornale. Sembra anzi introvabile. Ogni nostra ricerca a Palermo, a Gagliano, a Roma è stata inutile. Eppure che De Mauro avesse tra le mani questo nastro lo sappiamo da una testimonianza dell’onorevole Michele Russo (a cui il giornalista parlò) e dalla moglie Elda. Inoltre la signora De Mauro ricorda con assoluta certezza (questo è un elemento del tutto nuovo) che dal 5 al 15 settembre 1970 suo marito, sempre nel quadro del suo lavoro per Rosi, ascoltava e riascoltava un nastro magnetico ogni pomeriggio, chiuso nella sua camera. Sempre lo stesso nastro. 

Il senatore Graziano Verzotto incontrò De Mauro per il lavoro di Rosi alla fine del luglio 1970 ed ebbe con lui un secondo incontro il 14 settembre. Egli ci ha detto di aver dato a De Mauro, nell’ottobre 1962, i soldi necessari a comperare il nastro, registrato da un amatore di Gagliano in occasione della visita di Mattei. È probabile che De Mauro, scaltro e consumato giornalista, abbia conservato quel nastro nel suo archivio per otto anni, rispolverandolo per il lavoro affidatogli da Rosi. O sia comunque riuscito a farne una copia in un momento per ora imprecisabile. Sta di fatto che dalla documentazione di De Mauro sono scomparsi un nastro magnetico e alcune pagine di appunti. Come vedremo più avanti, tutto lascia ritenere che la chiave del «giallo» si trovi nel materiale mancante e, in particolare, nel nastro magnetico. 

Mauro De Mauro era persuaso di avere scoperto «una cosa grossissima» lavorando per il regista Rosi. L’aveva fatto capire ai familiari e ad alcuni amici, pur senza rivelare di che cosa si trattasse. Questa finora era considerata soltanto una ipotesi, ma siamo in grado di affermare che la procura della Repubblica di Palermo ha nel suo dossier una testimonianza che toglie ogni dubbio al riguardo. Alle ore 22 del 13 settembre 1970 Mauro De Mauro confidò a una persona, in assoluta chiarezza, che lavorando intorno al soggetto cinematografico di Rosi era giunto a scoprire «una cosa tanto grossa da far tremare l’Italia». 

LA PROVA DI UN COMPLOTTO CONTRO MATTEI?

Che cosa aveva scoperto De Mauro? Mettendo a confronto il materiale raccolto nell’estate 1970 con i vecchi appunti del quaderno riempito nel 1962 e con il nastro dei discorsi di Gagliano, De Mauro aveva trovato un elemento capace di provare l’esistenza di un complotto ordito contro Enrico Mattei. Un elemento sufficiente, quanto meno, a compromettere in modo grave qualche personaggio molto in vista nel mondo economico e politico siciliano. 

Per comprendere di che cosa si tratta, è indispensabile ricostruire telegraficamente le vicende legate all’ultimo viaggio del presidente dell’Eni in Sicilia. Mattei era già stato a Palermo otto giorni prima e cioè il 18 ottobre 1962. Si era incontrato a Palazzo D’Orleans con il presidente della regione, onorevole D’Angelo, con il sindaco di Gagliano e altre personalità politiche e aveva praticamente risolto le questioni pendenti (compresa la costruzione dello stabilimento per lo sfruttamento del metano trovato a Gagliano). È accertato che egli intraprese malvolentieri un secondo viaggio in Sicilia: non ne comprendeva le ragioni, l’urgenza, l’opportunità. È anche certo che una persona molto in vista gli telefonò a Roma due volte: il 20 e il 25 ottobre 1962. La prima volta per convincerlo a tornare in Sicilia, perché – affermava – la gente di Gagliano non credeva alle promesse e minacciava di insorgere e fare le barricate. Insomma, voleva vedere Mattei. La seconda volta per avvisarlo che c’era stato un sabotaggio all’aeroporto di Gela, per cui era consigliabile l’atterraggio a Catania. Mattei, nervoso, rispose che non aveva tempo da perdere e che sarebbe atterrato comunque a Gela «anche se volevano ammazzarlo». 

Le minacce si addensavano da tempo sulla testa del presidente dell’Eni. La sua politica petrolifera minacciava gravemente gli interessi delle grandi compagnie internazionali. Il 6 novembre successivo avrebbe dovuto firmare un accordo con Ben Bella per lo sfruttamento del petrolio algerino. Questa prospettiva irritava la Francia e in modo particolare gli estremisti dell’OAS. Cinque mesi prima l’aereo personale del presidente dell’Eni, un bireattore Morane-Saulnier, era già stato sabotato: per fortuna senza conseguenze. 

Mattei atterrò a Gela il 26 ottobre. Si lasciò convincere a trasferire l’aereo a Catania perché la pista locale era scarsamente sorvegliata e quindi «poco igienica». Il pilota, Iernerio Bertuzzi, andò ad aspettare Mattei a Catania. Gli «organizzatori» del viaggio avevano messo nel carnet di Mattei diversi impegni. La visita a Gagliano era prevista per le ore 15 di sabato 27 ottobre. Invece all’ultimo momento fu anticipata alle ore 10 del mattino. Da chi? E perché?

DUE PAGINE STRAPPATE

Finora sapevamo soltanto che la sera del 26, nella sua stanza al Motel-Agip di Gela, Mattei venne raggiunto da una telefonata interurbana che gli cambiò il programma. Gli fu detto che doveva trovarsi assolutamente a Milano per le ore 20 del giorno seguente. Un importantissimo personaggio aveva urgenza di vederlo. Questo nuovo impegno costringeva Mattei a lasciare Catania intorno alle ore 17 del 27 ottobre per atterrare all’aeroporto di Linate verso le 19. Per dirla in poche parole: gli attentatori, per eseguire il sabotaggio, avevano bisogno di conoscere con assoluta certezza a che ora il Morane-Saulnier si sarebbe levato in volo da Catania. Non potevano lasciare all’arbitrio di Mattei (uomo dalle imprevedibili decisioni) un elemento tanto importante quanto l’ora della partenza. 

Seguiremo il resto della storia attraverso il famoso quaderno di appunti di De Mauro. Anzi, attraverso la trascrizione, che egli fece, del nastro magnetico in suo possesso. La prima parte non è che la sintesi di ciò che i tecnici chiamerebbero una «fonografia». Si legge: «Musica – banda – il Piave – ottoni stonati – “On. Enrico Mattei è fra noi” – urlo della folla: Viva Mattei! – Evviva l’on. Mattei! Viva Gagliano finalmente unita! – Cittadini, gridiamo tutti viva l’onorevole Mattei! Mat-te-i Mat-te-i. Banda-inno, marcia trionfale – esplode entusiasmo folla- Inno di Mameli – mortaretti». 

È insomma l’inizio della manifestazione. Subito dopo prende la parola il sindaco di Gagliano ingegner Cuva. De Mauro continua a trascrivere in forma indiretta. Si legge: «Saluto e cordiale benvenuto. La fortunata circostanza…». Qui mancano le due pagine del quaderno.  Che cosa potevano contenere? Quando riprende la trascrizione, qualcuno (il sindaco o un altro oratore) sta finendo il suo discorso e accenna agli accordi intervenuti a Palermo a proposito dello stabilimento di Gagliano. L’ipotesi logica più probabile è questa: poiché la popolazione gaglianese era stata convocata in piazza con cinque ore di anticipo sul previsto, cioè alle 10 anziché alle 15, il sindaco Cuva (o un altro oratore) deve aver dato alla gente una spiegazione a proposito della improvvisa fretta di Mattei

FORSE QUALCUNO «FU COLTO IN CASTAGNA»

Mauro De Mauro col suo taccuino

Tutto il comizio si svolse in un clima «eroico» e la fretta di Mattei ne fu l’elemento dominante. Più avanti ascoltando il discorso del presidente della regione D’Angelo, questa volta in forma diretta, De Mauro trascrive: «Il tempo è breve. L’amico Mattei deve raggiungere Milano nelle prime ore del pomeriggio (applausi). Vedete, lui è un uomo un po’ diverso da noi anche se è un uomo, come un cittadino, dotato di una grande umanità per i bisogni della povera gente (qui De Mauro evidentemente informato da un testimone oculare annota: “Mattei lacrima”). Porta sulle spalle carico di tanta responsabilità, di tanto impegno, che non gli consente mai di dormire sonni tranquilli. Questo è un uomo che ha mezzo mondo contro di sé e deve stare molto attento. Noi possiamo sbagliare e rimediare. Lui se sbaglia una volta è perduto per sempre». 

Fin qui D’Angelo che inconsapevolmente diceva una grande e quasi profetica verità. Mauro De Mauro non si lascia sfuggire il particolare della fretta di Mattei e l’anticipo della visita a Gagliano. E si informa. Infatti nelle ultime righe del quaderno, quando i discorsi sono finiti, troviamo: «Primo tempo arrivo ore 15 poi ultimo momento anticipato ore 10 perché notizia Tremelloni (Milano)».  Dovendo ricostruire per il regista Rosi gli ultimi giorni di Mattei, De Mauro non poteva omettere un documento come il nastro essenziale per una sceneggiatura. Ma soprattutto non poteva non essere curioso su un fatto tanto significativo come l’improvviso anticipo della partenza da Catania. Ed è a questo punto che deve aver scoperto una profonda contraddizione tra la giustificazione di questo anticipo data allora (e registrata dal nastro) e la giustificazione ricevuta nell’estata 1970 durante l’indagine svolta per conto di Rosi. 

Qui il racconto si lega ai movimenti sospetti che furono notati intorno al velivolo di Mattei prima del decollo. Secondo una testimonianza, il pilota Bertuzzi si allontanò dall’aereo verso le 15,30 per una chiamata telefonica. In quel frattempo al Morane-Saulnier si avvicinarono tre sconosciuti. Chi erano? La «cosa grossissima» scoperta da De Mauro si riferiva con ogni probabilità al tranello in cui Mattei sarebbe stato fatto cadere; e metteva in evidenza la responsabilità di qualche personaggio importante del mondo siciliano. È vano e superfluo tentare di capire quale tipo di ricerca De Mauro può aver fatto per arrivare alla conferma del suo sospetto. Forse qualcuno dei personaggi noti o ignoti che egli avvicinò per colloqui cadde in gravissima contraddizione. Fu «colto in castagna». Di fatto abbiamo questo: che De Mauro è stato rapito e, con ogni probabilità, assassinato; un nastro magnetico, fogli di quaderno e alcuni appunti, sono scomparsi con lui. Nel corso delle indagini la polizia arrestò Nino Buttafuoco, un anziano ragioniere che si presentò a Elda De Mauro quattro giorni dopo la scomparsa del marito profferendosi di aiutarla a trovare Mauro. I giudici sospettarono che in realtà egli fosse unicamente avido di sapere, cercare, frugare. Egli adesso è in libertà provvisoria.

Era stato abbastanza facile togliere a De Mauro, oltreché la vita, il nastro magnetico e la parte compromettente degli appunti chiusi a chiave nel cassetto a L’Ora. Ma occorreva fare di più. I rapitori dovevano comunque essere certi che il giornalista non avesse lasciato a casa tracce importanti del suo lavoro. Il quaderno a cui mancano due pagine non è una traccia importante. È una traccia fondamentale. Di qui il sospetto, magari del tutto gratuito, sulla «curiosità» di Buttafuoco. 

Questo, in sintesi, è il lavoro che abbiamo svolto e che portiamo all’attenzione della magistratura palermitana, anche se il presidente della Commissione antimafia, onorevole Cattanei, ha escluso proprio in questi giorno che l’esecuzione di Mauro De Mauro possa essere in qualche modo legata alla tragica morte di Enrico Mattei.