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«I Francesi fora». Bombe e indipendenza, origine e nascita dell’FLNC

Redazione Spazio70

Nato nel 1976, il Fronte di Liberazione Naziunale Corsu si poneva l'obiettivo della «Corsica Nazione», esattamente come uno slogan molto presente sui muri dell’isola. Un traguardo politico per il quale non si sarebbe dovuto escludere nemmeno il ricorso alla violenza

Di Tommaso Minotti

“Terra, Lingua, Populu, Nazione” è uno dei motti che si possono trovare più frequentemente sui muri della Corsica. Da Bastia ad Ajaccio passando per Porto Vecchio e Calvi, quelle quattro parole sono scritte ovunque. Slogan necessario per riaffermare la propria identità e compendio di tutto ciò che è l’indipendentismo corso. La “Terra” è ovviamente la Corsica, isola incastonata tra Francia e Italia. La lingua è il corso, stretto parente di toscano, dialetti meridionali del Belpaese e sardo, definito da Nicolò Tommaseo “Dialetto italiano più schietto e meno corrotto”. Il “Populu” è composto dalle 340000 persone che abitano la Corsica. E infine “Nazione”, il termine più difficile da inquadrare. L’indipendentismo dei Corsi ha radici profonde e ben radicate, prima la lotta contro Genova e poi quella contro i Francesi invasori. L’obiettivo è sempre il medesimo: essere autonomi. È un fine molto mazziniano, da movimento ottocentesco in cui le istanze politiche sovrastano quelle sociali, seppur queste ultime siano presenti. Tale caratteristica è sia un elemento di forza, tutti gli strati della popolazione vengono coinvolti in egual modo, sia un elemento di debolezza perché si riducono i problemi della Corsica a questioni meramente politiche. Simili peculiarità si riscontravano e si riscontrano tuttora nei Paesi Baschi, dove le istanze autonomiste sono in ghiaccio, in Scozia e in Catalogna.

Moltissime sono le persone che hanno lottato per questa indipendenza, soprattutto nel Novecento. Lo sforzo politico dei nazionalisti corsi coinvolse quasi quattro decenni del secolo breve. Dagli anni Sessanta, infatti, fino al clamoroso omicidio del prefetto Erignac nel 1998, su cui si tornerà successivamente, l’isola della bellezza venne interessata da fortissime tensioni. Aggravate da una situazione economica difficile, appena migliorata da un moderato sviluppo del turismo. Protagonista e al contempo prodotto di questa strisciante agitazione fu il Fronte di Liberazione Naziunale Corsu. Nato nel 1976, l’FLNC corrispondeva all’ala più estremista del movimento indipendentista. L’obiettivo da ottenere era la “Corsica Nazione”, altro slogan molto presente sui muri dell’isola. Per raggiungere lo scopo non si doveva aver paura di usare la violenza. Ma l’FLNC non nacque dal nulla. E allora bisogna scavare per comprendere il panorama economico, politico e sociale che porta alla nascita del più importante movimento armato nazionalista nella storia della Corsica contemporanea.

IL NAUFRAGIO DEL PROGETTO REGIONALISTA DI DE GAULLE

Il primo numero del giornale “Arritti!”, dicembre 1966

La questione della regionalizzazione della Francia era uno dei temi chiave per Parigi negli anni Cinquanta e Sessanta e, all’interno di un dibattito nazionale più ampio durato un decennio, si sedimentò nel mondo politico corso. Quest’ultimo era estremamente sfaccettato. I partiti favorevoli alla regionalizzazione erano divisi e i tentativi di unificazione andati male. C’erano infatti movimenti autonomisti che partecipavano alle elezioni e partiti che ritenevano gli appuntamenti elettorali inutili, in quanto inevitabilmente influenzati da Parigi. Tuttavia, già nella prima metà degli anni Sessanta, la regionalizzazione politica della Francia era un processo interrotto, limitato ad alcune misure economiche.

Nonostante ciò, l’idea di una Corsica autonoma era oramai nella testa di molti attivisti isolani. Vennero fondati il giornale “Arritti!” e il movimento ARC, acronimo di Action Regionaliste Corse. Nato da una costola del Front Regionaliste Corse, l’ARC era meno condizionato dalle istanze socialiste e fondava la sua linea politica sulla maggiore unità possibile tra le varie sigle autonomiste corse. Il fondatore fu Edmond Simeoni, un nome riconosciuto in tutta l’isola per il suo instancabile impegno politico. Altri esponenti di spicco dell’ARC erano Lucien Alfonsi e Max Simeoni. Non mancavano, però, movimenti e gruppi più influenzati da una visione socialista della situazione corsa, come l’Union Corse l’Avenir. Ma fu l’ARC il vero protagonista politico del periodo 1967-1977. Un lasso temporale in cui naufragò definitivamente il progetto regionalista di De Gaulle, fallimento decretato ufficialmente dal referendum del 1969 e dalla nuova presidenza di Georges Pompidou. La fine politica di De Gaulle, tuttavia, corrispose con lo scoppio della questione corsa.

I TURBOLENTI ANNI SETTANTA

Il Sessantotto francese era stato accolto dalla totale indifferenza della Corsica, rimasta sostanzialmente spettatrice dei sommovimenti che avevano caratterizzato il territorio metropolitano. L’ARC iniziò a muoversi sul campo, con boicottaggi e manifestazioni, solo in un secondo momento. La qualità e la quantità delle azioni dei regionalisti corsi, infatti, aumentarono nel biennio 1970-1971. In questo periodo la forza trainante dell’identità corsa fu la cultura. Si risvegliò l’interesse per la lingua corsa, vista come pilastro della comunità e fonte di resistenza contro il “colonialismo interno” francese. Un pericolo, quest’ultimo, analizzato da molti libri usciti nell’isola della bellezza in quel periodo. Un piano economico di sviluppo del turismo e dell’agricoltura, stilato dal governo centrale per risolvere la questione economica dell’isola, fu accolto da scioperi e proteste.

Secondo i regionalisti, oramai ben avviati sulla strada dell’indipendentismo e del nazionalismo, il programma parigino era un modo per avvantaggiare i latifondisti e i gruppi industriali stranieri, dominatori rispettivamente del panorama agricolo isolano e del boom edilizio legato al turismo. Si moltiplicarono, nel frattempo, le attività culturali incentrate sulla lingua corsa, modo per riaffermare la propria identità. La svolta avvenne nel 1973 quando, in un comunicato congiunto da parte dei partiti corsi che prenderà il nome di “Chjma diu Castellare”, si stabilì che l’obiettivo non sarebbe stato più quello di ottenere la regionalizzazione della Francia ma l’autogoverno, contro l’imperialismo parigino.

La “Chjma diu Castellare”, caratterizzata da un forte impianto ideologico e terminologico di sinistra, fu una svolta. L’ARC cambiò nome e divenne Azzione per la Rinascita Corsa mentre il Fronte Regionalista Corso si trasformò in Partitu di u Populu Corsu pe l’Autonomia. Ma il dato più interessante fu la nascita, il 23 ottobre del 1973, del Fronte Paesanu Corsu di Liberazione, antesignano del FLNC, che chiedeva l’espulsione dei coloni, la redistribuzione delle terre, l’insegnamento obbligatorio del corso e la sostituzione di tutti i funzionari statali francesi con corrispettivi isolani.

Il salto di qualità rispetto al regionalismo fu netto e la tensione salì. L’autunno 1973 venne caratterizzato dalle bombe contro obiettivi simbolici del colonialismo francese. In poco tempo la questione corsa divenne un problema nazionale. Nel mentre, le azioni sul campo della galassia autonomista aumentarono. L’Azzione pe la Rinascita Corsa pubblicò il giornale “Autonomia”. Nel mentre, il Fronte Paesanu Corsu di Liberazione organizzava una spettacolare conferenza stampa clandestina nella cattedrale di Ajaccio. Nell’estate del 1974 i protagonisti furono i contadini che si scontrarono con la gendarmeria proprio ad Ajaccio. L’utilizzo da parte della polizia di elicotteri destò una grande impressione nell’opinione pubblica corsa. Il definitivo salto di qualità era sempre più vicino.

LA NASCITA DEL FRONTE DI LIBERAZIONE NAZIONALE CORSO

Simeoni, alla testa di alcuni uomini armati, durante i fatti di Aleria dell’agosto 1975

La questione corsa, rinata a causa di una sottovalutazione da parte dello Stato centrale e di un risveglio identitario e culturale, subì un’ulteriore accelerazione a metà anni Settanta. Nel marzo 1975, su “Arritti!”, storico giornale isolano, per la prima volta si parlò di nazionalismo corso. Indizio incontrovertibile del cambio di passo. Il biennio 1975-1976 fu decisivo per il panorama nazionalista corso. Nel marzo del 1975 nacque Ghjustizia Paolina, apertamente contro i partiti che fino ad allora avevano dominato l’area autonomista-regionalista corsa. Dal canto suo, il Fronte Paesanu Corsu di Liberazione attaccò due aerei militari all’aeroporto di Ajaccio. Ma l’evento spartiacque avvenne subito dopo il congresso dell’ex ARC nell’agosto del 1975. Come gesto dimostrativo, i militanti autonomisti occuparono i terreni di un pieds noir, nome con cui si identificavano i coloni franco-algerini, ad Aleria. L’azione doveva essere simbolica, ma l’affluenza superò le aspettative. Le autorità francesi, allarmate, schierarono 1200 CRS, cioè i reparti anti sommossa, con elicotteri e blindati. La tensione salì e spuntarono le armi. Nel conflitto a fuoco morirono due CRS e venne ferito un militante nazionalista. Lo shock fu grande, ma la tensione non accennò a scendere. Venne fatto esplodere un aereo, vuoto, ad Ajaccio. Si moltiplicarono, inoltre, arresti e bombe. Tra 1975 e 1976 ne esplosero più di 300, spesso contro obiettivi turistici. Venne anche attaccata la sottoprefettura di Sartene. Lo scontro con lo Stato francese raggiunse livelli preoccupanti. Il processo contro Simeoni, considerato l’istigatore dei fatti di Aleria, si concluse con un nulla di fatto. Ciò ebbe due conseguenze principali: manifestò le debolezze di Parigi, indecisa tra repressione e accomodamento, e infuse sicurezza nelle frange estremiste. La lotta funzionava.

Il 26 aprile 1976 il Fronte Paesanu Corsu di Liberazione decretò il proprio scioglimento con un comunicato che colpevolizzava un panorama nazionalista troppo sfaccettato e troppo tendente al compromesso con Parigi. Ma il giorno dopo comparve, quasi dal nulla, un foglio bilingue, in francese e corso, che annunciava la creazione del Fronte di Liberazione Nazionale Corso. L’esordio del nuovo movimento armato avvenne il 4 maggio con 21 bombe piazzate in varie città dell’isola: Ajaccio, Bastia, Porto Vecchio, Calvi. In contemporanea fu pubblicato un manifesto, estremamente chiaro: riconoscimento degli interessi nazionali corsi, espulsione dell’esercito, dell’amministrazione francese e dei coloni, riforma agraria democratica, autodeterminazione del popolo corso, costituzione di un movimento popolare e confisca delle proprietà coloniali e turistiche.

Il FLNC si dimostrò da subito una forza con cui sarebbe stato difficile fare i conti. Nel luglio 1976 i militanti attaccarono la sede della gendarmeria di Aghione con un mortaio e un lanciagranate. Solo per caso non ci scappò il morto e nella Francia continentale si cominciò a sospettare che i nazionalisti corsi fossero armati dai libici o dal blocco sovietico. Un’accusa che non verrà mai dimostrata, ma nemmeno smentita. Nel mentre si moltiplicarono le conferenze stampa clandestine, un vero marchio di fabbrica del FLNC. L’obiettivo era alzare il tono dello scontro con lo Stato centrale. Per farlo, aumentarono a dismisura le azioni di guerriglia. Nel settembre 1976 l’obiettivo divenne la Legione Straniera, rea di aver commesso varie nefandezze contro la popolazione isolana e simbolo della soffocante presenza francese. Un generale fu quasi ucciso così come un alto ufficiale, il quale sfuggì per miracolo a delle bombe scagliate da alcuni militanti del FLNC. Addirittura, venne dirottato e fatto saltare in aria un Boeing 707. Parigi dovette cedere e i soldati della Legione Straniera furono trasferiti, un provvedimento che non servi a placare la tensione.

Il 1977 fu un anno estremamente caldo anche in Corsica. Il FLNC assaltò Fort Lacroix e fece saltare in aria la stazione di Bastia. Quella stessa estate furono colpiti 27 obiettivi diversi, tra cui un edificio della televisione francese a Serra di Pigno. Ma l’azione più spettacolare nella storia del FLNC è datata gennaio 1978. Un commando di nove uomini irruppe nella base NATO di Solenzara, nel centro-est dell’isola. A Solenzara si trovava una sofisticata apparecchiatura radar, fondamentale per il controllo di quella porzione di Mediterraneo. Fu fatto saltare in aria tutto. Un attacco così spettacolare non poteva che suscitare una reazione da parte delle autorità. Qualche tempo dopo, a maggio 1978, ci furono i primi arresti con 27 persone portate in prigione e più di 300 messe in stretta sorveglianza.

Scoppiò così la questione dei militanti incarcerati. Il FLNC li considerava prigionieri politici e in quanto tali chiedeva un certo tipo di riconoscimento dei loro diritti da parte di Parigi. Lo Stato centrale, al contrario, li riteneva sostanzialmente dei terroristi. Sulla questione dello status dei prigionieri si assistette a un altro cambio di passo nel FLNC. Ora erano la polizia e l’amministrazione pubblica francese a essere al centro delle attenzioni dei nazionalisti corsi. Nel dicembre 1978 la gendarmeria di Borgo fu attaccata dal FLNC che usò anche una mitragliatrice mentre il 10 maggio 1979 ci fu un attacco simultaneo a 32 banche, simbolo del colonialismo francese. In totale saranno 115 le esplosioni causate da attentati del FLNC tra gennaio e marzo del 1979. Al tramonto degli anni Settanta la Corsica era una polveriera. E le conseguenze si fecero sentire anche sul continente. Il FLNC piazzò le prime bombe a Parigi tra maggio e giugno del 1979.

ULTERIORI SVILUPPI

Gli anni Ottanta segnarono l’ulteriore e definitivo salto di qualità del FLNC. I nazionalisti ampliarono, infatti, la loro attività e il 19 marzo 1982 ci fu la violentissima “Nuit Blue” con 99 attacchi in contemporanea contro obiettivi governativi. Una vera e propria dimostrazione di forza che strideva con i dissidi interni. Tra anni Ottanta e Novanta il FLNC si divise, infatti, in FLNC-Canal Historique e FLNC- Canal Habitue senza però perdere pericolosità. Il 1998 fu l’anno dell’omicidio del prefetto Erignac, la massima autorità dello Stato francese sull’isola. Un assassinio brutale, avvenuto nel pieno centro di Ajaccio. Il prefetto stava andando a un concerto di musica classica e nel luogo del delitto venne trovata abbandonata una Beretta, rubata a un gendarme di Pietrosella qualche tempo prima in un blitz nazionalista mai rivendicato.

La morte del prefetto, però, fece più impressione fuori dalla Corsica. Le esequie furono accolte da una freddezza che stonava con il clima mite dell’Ajaccio di quel febbraio. Fu un agguato atipico per il FLNC, su cui rimangono diversi dubbi. Il modus operandi non era quello classico dei nazionalisti e assomigliava di più a un’esecuzione di stampo mafioso. Tuttavia, nel 2005 vennero arrestate tre persone, tutte appartenenti alla galassia nazionalista: Yvan Colonna, Pierre Alessandri e Alain Ferrandi. I tre si dichiararono sempre innocenti diventando, soprattutto Colonna, un simbolo del nazionalismo corso e delle angherie dello Stato centrale.

L’omicidio Erignac, ed è questo un altro elemento nebuloso, fu subito rivendicato da alcune sigle sconosciute e da un misterioso Gruppo Sampieru. Il contraccolpo dovuto all’uccisione del prefetto e agli arresti fu pesante. Il FLNC si riunificò nel 1999, ma decenni di lotta e bombe avevano sfiancato e diviso il campo nazionalista. All’alba del nuovo millennio si presentavano tre tronconi del FLNC: il FLNC-UC, il FLNC 1976 e il FLNC 22 ottobre. Le bombe divennero sempre di meno e si raggiunsero vari cessate il fuoco con Parigi. Le ripetute vittorie dei nazionalisti alle elezioni regionali, a partire dagli anni Dieci del 2000, sembravano aver aperto la strada a un dialogo più proficuo con Parigi per il raggiungimento di un certo grado di autonomia. Tuttavia, l’omicidio di Yvan Colonna, avvenuto il 21 marzo 2022, ha riacceso gli animi dei nazionalisti corsi. Scontri, bombe e graffiti minacciosi, in primis il celeberrimo “IFF” cioè “I Francesi Fora”, si sono riaffacciati sull’isola della bellezza. È ritornato anche il FLNC, con una serie di comunicati molto ostili. Sullo sfondo, nuovi movimenti pronti a riabbracciare la lotta armata se Parigi non prenderà le dovute precauzioni in un contesto caratterizzato da una gioventù sempre più politicizzata e guardinga nei confronti dello Stato centrale.