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Qui potrai trovare una vasta rassegna di materiali aventi ad oggetto uno dei periodi più interessanti della recente storia repubblicana, quello compreso tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Ottanta del secolo scorso.
Il sito comprende sei aree tematiche e ben ventidue sottocategorie con centinaia di pezzi su anni di piombo, strategia della tensione, vicende e personaggi più o meno misconosciuti di un’epoca soltanto apparentemente lontana. Per rinfrescare la memoria di chi c’era e far capire a chi era troppo giovane o non era ancora nato.
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Scritte murali e lotta armata nella seconda metà degli anni Settanta

Redazione Spazio70

«Autonomia operaia non si tocca. Attento Cossiga, ti spareremo in bocca!»

«L’anno scorso i Viva Mao arrivarono a tremila. Ho Chi Minh arrivò a diecimila. Che Guevara mille. Marcuse undici: Viva e Abbasso. (…) Per l’anno in corso, si prevedono diecimila evviva Mao, cinquecento Viva Trozkij e una decina di Viva Amendola. E forse ancora un cinque-seicento Viva Stalin». Era il 1970 quando Elio Petri portò per la prima volta sul grande schermo l’ufficio politico di una Questura italiana. In una nota sequenza del film, gli uomini al servizio del poliziotto/assassino Volonté affrontavano l’argomento delle scritte murali politicamente impegnate, offrendo una serie di slogan semplici, minimali, quasi ingenui. Un’innocenza lessicale distante anni luce dalla ferocia segnata sui muri della seconda metà del decennio. Muri che hanno assistito all’inasprimento del livello di scontro tra opposte fazioni ma anche all’evolversi della propaganda di nuove insorgenze armate contro lo Stato.

LA POSIZIONE DI PCI E DC

Nella fase più cruenta degli anni di piombo, la guerriglia urbana si combatte anche a colpi di bombolette spray. In tutte le città, dal Nord al Sud del Paese, la violenza politica trasuda dalle esalazioni tossiche delle vernici e sono sempre più frequenti i proclami minacciosi che appaiono nelle stazioni e alle fermate degli autobus, sui muri di cinta e sulle saracinesche. «Autonomia operaia non si tocca. Attento Cossiga, ti spareremo in bocca!», «i fasci son risorti, ora più compagni morti!», «con la falce ed il martello porci fascisti tutti al macello!». Numerosi sono i «10, 100, 1000» che compaiono accanto ai nomi di militanti politici, giudici, parlamentari o poliziotti assassinati.

A Milano, nei giorni del sequestro Moro, l’argomento viene affrontato in consiglio comunale dopo alcuni dileggi allo statista democristiano comparsi in una stazione della metro. Il PCI milanese, con una lettera indirizzata alla giunta, dichiara guerra agli «estremisti dello spray» chiedendo la collaborazione di tutte le forze politiche e dell’intera cittadinanza al fine di segnalare i responsabili alle autorità, senza limitarsi a cancellare le scritte poiché esse, si legge nella lettera, «per il loro carattere violento o addirittura eversivo, offendono il sentimento democratico dei cittadini e collaborano non poco a creare un clima di intimidazione e di paura».

Ma la questione non è soltanto di natura etica, politica o morale. Gli imbrattatori costano al contribuente milanese diverse centinaia di migliaia di lire al giorno tra addetti alla ripulitura, impalcature, imbianchini, vernici ed altro materiale. La discussione sul tema, infatti, non è nuova. Nel mese di febbraio del 1978 i deputati democristiani Natale Carlotto e Giovanni Porcellana avevano già presentato una proposta di legge che prevede sei mesi di carcere e multe fino ad un milione di lire (più risarcimento danni ai proprietari della struttura) per i vandali grafici.