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Natale di sangue ’74: il primo omicidio di Pasquale Barra

Redazione Spazio70

Un cucchiaio nel cuore il 25 dicembre

Il cavaliere della valle solitaria - Wikipedia

Alan Ladd in una scena del film

Shane, un misterioso pistolero errante, approda in sella al suo cavallo in una verde vallata del Wyoming, dove alcuni onesti contadini sono costretti a subire le angherie dei Ryker, potente famiglia di allevatori di bestiame. È il 1953 quando George Stevens dà vita al suo «Shane», un classico del genere western uscito in Italia con il titolo Il cavaliere della valle solitaria. Candidato a sei premi oscar, ne ottiene uno per la miglior fotografia. La potenza delle immagini è infatti annoverabile tra i punti forti di questa pellicola di successo. Gli spazi selvaggi e incontaminati ai piedi del massiccio del Grand Teton profondono nello spettatore un sublime senso di libertà. Laddove la libertà è negata, simili scenari non possono certo lasciare indifferenti.

Siamo a Benevento, nel carcere di San Felice. È la sera del 25 dicembre 1974 e i detenuti del secondo braccio sono tutti radunati in corridoio dove è stato posizionato un televisore per poter assistere  al film di Stevens. Lo spettacolo ha inizio alle ore 21.00, sul secondo canale, subito dopo il telegiornale delle 20:30.

UNA BANALISSIMA LITE TRA AMICI

Voci storiche del doppiaggio italiano si sovrappongono agli archi e agli strumenti a fiato della colonna sonora di Victor Young. Di tanto in tanto si impone irriverente anche qualche commento ad alta voce, del resto, il pubblico in sala non è certo tra i più disciplinati. Un vociare particolarmente molesto proviene da un detenuto con evidenti problemi di alcol. Si chiama Vincenzo De Caro, ha 41 anni e il giorno di Natale non è per lui una lieta ricorrenza. Ancor meno lieta è per i familiari della sua vittima, il macellaio Antonio Liberti, ucciso a coltellate a Benevento nella santa festività del 1969. Un omicidio consumato al culmine di una banalissima lite tra amici in osteria. Causa dell’alterco: un presepe, un bellissimo presepe, talmente bello che il quarantasettenne Liberti ha preferito declinare l’invito a cena del De Caro pur di andarlo ad ammirare presso l’abitazione del signor Giovanni, bidello della scuola elementare.

Vincenzo De Caro

«È lui che l’ha voluto — rivelerà De Caro agli inquirenti, come riportato dal quotidiano La Stampa — Non potevo restare impassibile al suo rifiuto di venire con me a cena. Quello di vedere il presepe non era che un pretesto».

Si comincia con gli insulti, poi si passa agli spintoni, ai calci, ai pugni. Intervengono amici e conoscenti per fare da pacieri. Il gestore dell’osteria non vuole rogne e accompagna alla porta i suoi clienti esagitati e in preda ai fumi dell’alcol. Proprio quando tutto sembra essersi risolto per il meglio, la zuffa ricomincia in strada ma questa volta spunta fuori anche una lama. Nonostante il tempestivo intervento dei presenti in strada, De Caro riesce ad affondare più volte il coltello nella regione emitoracica sinistra e in vari punti dell’addome di Liberti, inferendo i colpi dal basso verso l’alto, spaccando irrimediabilmente il cuore alla sua vittima, ormai riversa in fin di vita sull’asfalto. Datosi immediatamente alla fuga, l’assassino viene subito rintracciato dal dottor Tartaglione, capo della squadra mobile. Condannato in primo grado a 18 anni di reclusione, De Caro si ritrova la pena aumentata di tre anni in appello. Ora è lì, visibilmente «brillo» ad assistere assieme agli altri al noto western con Alan Ladd e Marian Starrett.

UN AMICO DI INFANZIA DI CUTOLO

Non distante dal De Caro siede un detenuto di Ottaviano, si chiama Pasquale Barra, ha 32 anni e si trova in carcere dal 1970 per scontare una condanna a sei anni di reclusione. Tra i reati a lui contestati: lesioni aggravate, furto, ricettazione. Barra è amico di infanzia di Raffaele Cutolo, un trentatreenne detenuto per omicidio che gode di grande fama e rispetto all’interno del carcere di Poggioreale. Cutolo, infatti, negli anni ’60 sfidò a duello il boss della camorra Antonio Spavone detto «’o malommo» (famoso proprio per la sua abilità nell’uccidere a coltellate). Non presentandosi all’appuntamento in cortile, Spavone decretò l’inizio della popolarità del giovane Cutolo che nella seconda metà degli anni ’70 raggiungerà i vertici della malavita organizzata in Campania con la sua NCO (Nuova Camorra Organizzata).

Camorra: morto in carcere Pasquale Barra - Cronaca - ANSA.it

Pasquale Barra durante un processo

Barra e De Caro si conoscono, sono stati detenuti assieme a Porto Azzurro e assieme sono stati trasferiti a Benevento poco più di un mese fa. I loro rapporti non si direbbero malvagi; in mattinata il De Caro è stato anche ospite nella cella di Barra a chiacchierare e bere caffè, tuttavia, nel corso della visione del film, accade qualcosa. Si odono degli insulti: i due hanno un diverbio. La discussione, grazie all’intervento dell’agente Torzillo, sembra essersi placata in pochi minuti. Si tratta solo di una tregua temporanea. Sono le ore 23:00, Shane, il cavaliere solitario, ha regolato i suoi conti e abbandona definitivamente la vallata. Il film termina qui ma a quanto pare c’è qualcuno con dei conti ancora aperti. I detenuti si alzano dalle sedie per incamminarsi verso le celle. È a quel punto che Barra estrae dai pantaloni un affilato coltello rudimentale ricavato da un cucchiaio. De Caro viene colpito quattro volte all’addome, con colpi decisi, dal basso verso l’alto, proprio come quelli da lui sferrati a Liberti nel Natale del 1969. La corsa in ospedale sarà del tutto inutile. De Caro morirà per un’imponente emorragia con conseguente collasso cardiocircolatorio a causa dei colpi inferti al cuore.

DA ‘O STUDENTE A ‘O ANIMALE

Interrogato dal maresciallo comandante degli agenti di custodia, Pasquale Barra dichiara di aver agito dopo essere stato più volte ingiuriato gravemente dal De Caro. L’accusa che grava sulle spalle del cutoliano, adesso, è di omicidio volontario aggravato dai futili motivi. La tanto attesa libertà, in origine prevista per il 1976, non arriverà mai più. Con questo omicidio Pasquale Barra si immerge irreversibilmente in un’eterna spirale di sangue, violenza e galere. Siamo negli anni ’70 e la NCO cresce rapidamente, soprattutto all’interno delle carceri. Per poter sopravvivere l’organizzazione necessita di persone capaci di uccidere senza scrupoli tra le celle e i cortili dei penitenziari, con armi rudimentali o a mani nude. Rinunciando definitivamente al mondo oltre le sbarre, Pasquale Barra, soprannominato «’o studente» poiché fedele discepolo di Cutolo «’o professore», negli anni a venire si assumerà l’onere di diventare boia delle carceri, compiendo una lunga serie di efferati omicidi, guadagnandosi così, nei primi anni ’80, un nuovo soprannome: «’o animale».